venerdì, 28 novembre 2008
Della gggente

Aveva il terrore di ammalarsi. Soprattutto che gli salisse la febbre. Temeva assai la febbre di cavallo. Era un IPPOCONDRIACO.
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venerdì, 21 novembre 2008
Dei litigi tra vertebre


C6? - chiese L1.

Certo che ci sono, mica ci faccio come te! - rispose villana C6.

E che farei io scusa? - insistette L1.

La megalomane, la grandiosa, l'onnipotente - ribattè invidiosa C6.

E da quando, scusa? Perché? Come mai? - chiedeva confusamente L1.

Non sono io quella che si crede Dio, l'Uno. E non sei nemmeno sacrale!
- sbottò una invidiosa C6.
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giovedì, 28 agosto 2008
Una discutibile storia d'amore 12

DRIIIIIIIIIIIIN

Lei - Pronto.

IlPachi - Ciao piccolina...

(Silenzio)

IlPachi - E' appena passata mia madre... mi ha detto di salutarti... mi ha lasciato degli agnolotti fatti da lei, sai di quelli col ripieno al brasato che ti piace tanto.... e poi, già che c'era, mi ha portato un po' dell'arrosto che ha cucinato per sé. Pensavo di accompagnarlo ad una misticanza del suo orto... sì mi ha portato anche quella... E siccome mia sorella aveva voglia di ciccolato allora mamma ha preparato la sua famosa torta al fondente. Hai presente quella con il cuore morbido che ti fa tanto impazzire? Ecco, quella. Ne ha preparate due, una per mia sorella e una per me. Ho stappato una barbera superiore e mi sono reso conto che davvero non ce la faccio a fare fuori tutto da solo. Eh? Che ne dici?

Lei - Strozzatici.

click

(fine)
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venerdì, 22 agosto 2008
Dei racconti di Merchesa

La tradiva, è vero, ma la sua vita non avrebbe avuto senso senza di lei che era la sua musa. La sua Cornamusa!
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giovedì, 21 agosto 2008
Dei racconti di Merchesa

Era bellissima. Aveva rose nei capelli. Le doppie punte erano le sue spine!
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giovedì, 31 luglio 2008
Una discutibile storia d'amore 11

Il parco della villa antica era accogliente come una grande madre. La Topa si rifugiava sempre lì quando era triste. Le piaceva camminare tra i viali ghiaiosi, con l’unica compagnia dello scricchiolio dei suoi passi. I pensieri si dilatavano, il respiro rallentava. Guardare tutto quel verde la rilassava, le liberava la testa.

 

Volpy aveva ragione, inutile negare l’evidenza. L’amica era stata forse un po’ brusca  nel dirglielo, ma la Topa aveva sempre preferito una robusta ancorché feroce verità alle moine delle accomodanti bugie. Il Pachiderma e Lei non erano fatti l’uno per l’altra. Troppo dissimili per natura, con interessi diversi, aspettative di vita ineguali. E quel tarlo che non faceva che girarle in testa: gli elefanti hanno paura dei topi. In verità Lei l’aveva capito molto tempo prima e aveva avuto persino l’infelice idea di farglielo notare. “Non ho paura di niente” aveva risposto il Pachiderma piccato, ma i fatti successivi avevano dimostrato il contrario. Per esempio nella circostanza in cui…

 

"Ehi ciao" disse il cucciolo chiamandola da lontano.

"Ciao Tigro" lo salutò lei con un sorriso "che ci fai qui?"

"Ti stavo cercando, Topa". Il cucciolo piegò la testa di lato ammiccando. Quel ragazzino era una vera birba ma la divertiva molto.

"Ah sì? E come mai tesoro?".

"Ho voglia che mi racconti una storia" pretese il furfantello.

"Sei sempre il solito bricconcello" rise la donna " Dai vieni qui che te la racconto". Lei prese in braccio il cucciolo e incominciò a raccontare.  "C'era una volta un grosso elefante, talmente grosso che occupava un intero palazzo. Un giorno decise di entrare in una cristalleria. Chi sono io per non potervi entrare? Chiedeva l'elefante agli amici... Non farlo, rispondevano questi. Non farlo, gli diceva la Pachimadre, ti farai del male amorucolo. Ma lui, testardo, decise che una cristalleria era proprio quello che faceva per lui. Così si recò in un centro commerciale, di quelli che si trovano sulle statali o vicino alle tangenziali. Entrò e si recò, con la sua immensa mole, nel negozio di Svarovski. Omioddiiiiiiiiiio, urlarono le commesse nel vederlo, fuori tutteeeeeeee, e così fecero. L'elefante mise il piede nella cristalleria e... spataspisch... patasbam... spucifff... sciafff... ogni suo movimento, anche il più piccolo provocava dei disastri immensi. Volavano i cristalli ovunque, piccoli animali, gioielli, soprammobili, tutto perdeva la forma originaria dopo il passaggio dell'animale. Alla fine fu un mucchio di vetro sul pavimento. Solo quello. Il Pachi lo guardò fiero ed esclamò, Sono un genio, nessuno è in grado di creare tanti arcobaleni come ho fatto io. Sono proprio bravo, il migliore. Certi uomini vedono il bello anche nella distruzione che lasciano".

"Bella, Lei, è una bella storia".

"Grazie amore" sorrise la Topa.

"E' una storia bella come te, che sei la più bella del  mondo" sospirò il cucciolo.

"Oh amore, sei dolce, ma davvero non sono la più bella io" rise la donna.

"Sì che lo sei. Io ti amo. E quando sono grande ti sposo. Accetti, vero? Vuoi la mia mano.. ehm...zampa?" chiese il tigrotto.

"Accetto sicurissimamente. Ma non pensi che io sia un po' vecchia per te?".

"Ci ho pensato, ma ho deciso che puoi fermarti e aspettarmi" sostenne con sicumera il cucciolo.

"Direi che è una proposta eccellente. Faremo così".

"Allora affare fatto" esclamò Tigro allungando la mano per sancire il patto.

"Affare fatto" rispose la Topa ricambiando la stretta.

(continua)

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lunedì, 28 luglio 2008
Una discutibile storia d'amore 10

Il parco della villa antica era accogliente come una grande madre. La Topa si rifugiava sempre lì quando era triste. Le piaceva camminare tra i viali ghiaiosi, con l’unica compagnia dello scricchiolio dei suoi passi. I pensieri si dilatavano, il respiro rallentava. Guardare tutto quel verde la rilassava, le liberava la testa.

 

Volpy aveva ragione, inutile negare l’evidenza. L’amica era stata forse un po’ brusca  nel dirglielo, ma la Topa aveva sempre preferito una robusta ancorché feroce verità alle moine delle accomodanti bugie. Il Pachiderma e Lei non erano fatti l’uno per l’altra. Troppo dissimili per natura, con interessi diversi, aspettative di vita ineguali. E quel tarlo che non faceva che girarle in testa: gli elefanti hanno paura dei topi. In verità Lei l’aveva capito molto tempo prima e aveva avuto persino l’infelice idea di farglielo notare. “Non ho paura di niente” aveva risposto il Pachiderma piccato, ma i fatti successivi avevano dimostrato il contrario. Per esempio nella circostanza in cui…

 
Merchesa – Ehm… chiedo scusa mia cara se mi intrometto. Il racconto è delizioso e interessante, ma vorrei sapere quando arriva la fine. Mica per niente, mia cara, si dà il caso che questo blog sia il mio e qui si parli di altro, soprattutto satira politica, non storie d’amore.

 
Lei – Vogliate perdonarmi Esìmia se mi sono presa un po’ di spazio qui, è che mi sembrava davvero eccessivo aprire un blog apposta per il Pachi! E poi la Vostra autrice è stata così gentile da darmi una mano ad elaborare i miei pensieri… sapete, è che io se non capisco non cresco.

 
Merchesa – Amica mia, se volevate capire qualcosa era a me che dovevate rivolgerVi, non certo alla mia autrice. Per esempio, pensate di girare intorno ancora per molto alle questioni fondamentali?

 
Lei – Che sarebbero?

 
Merchesa – Innanzitutto il Vostro baricentro. La volete finire una volta per tutte di cercarlo fuori da Voi? Non lo troverete né nel Pachi né in nessun altro uomo. Siete l’unica misura di Voi stessa, mia cara, e le risposte sono dentro di Voi. Convincetevene una volta per tutte.

 
Lei – Lo so Esìmia, razionalmente ci arrivo. Ma poi, quando si tratta di gestire la mia energia mi perdo. Vedete, non ne sono mai stata capace. O eccedo in rigore o esplodo in passione. Non sono mai riuscita a trovare un equilibrio e mi ero convinta che il Pachi, con la sua capacità di governare le energie, sarebbe stato perfetto per me. Ma mi sbagliavo.

 
Merchesa – Governare le energie? Ma tesoro, nessuno può farlo per Voi. Forse il Pachi avrebbe potuto insegnarvelo, ma non farlo per Voi. Lì Vi siete persa, secondo me. Non cercate il contenitore fuori di Voi: siete energie e contenitore Voi stessa, piccola.

 
Lei – Adesso l’ho capito. E ormai è tardi.

 
Merchesa – Tardi per cosa? Per avere a che fare con un maleducato?

 
Lei – Esìmia, Vi prego, non parlate così di lui!

 
Merchesa – Ennò, mia cara, le cose vanno dette come sono. Vi ho sentita l’altro giorno parlare con Anatra. Tutte e due convinte che gli uomini che scompaiono senza spiegazioni siano autorizzati a farlo. Niente di più sbagliato. Gli uomini che scompaiono senza perché sono dei cafoni maleducati. E questo vale per tutti, Pachi compreso. Che è talmente innamorato di sé al punto da avere uno degli hobby più strani che mi sia mai capitato di incrociare. E questo per evitare i coinvolgimenti intensi, che potrebbero destabilizzare l’amore profondo che nutre per se stesso. Il Pachi, infatti, è un RDF, cioè un Ricercatore di Difetti Femminili. E’ straordinario in quello, di un rigore scientifico.  E’ un analista della pecca, uno scienziato dell’imperfezione, un vivisezionatore  della bellezza muliebre.  Troverà sempre difetti nelle donne, anche le più intelligenti, le più capaci, le più incantevoli del mondo.

 
Lei – Siete sicura di ciò che dite, Esìmia?

 
Merchesa – Certamente! Quindi il Pachi - inconsciamente - ha un dannato bisogno di vincere, tipico dei perdenti. E con Voi, forse, non ci stava riuscendo. O magari l’impresa si è dimostrata più ardua del previsto. Topa versus  elefante, non dimenticatelo. E poi c’è anche quell’altro discorso molto più personale e intimo: la Pachi-madre.

 
Lai – La Pachi- madre?

 
Merchesa – Ma ceeeeeeeeeeerto. Avete notato, mia cara, che madre è un anagramma di derma? Quindi, applicando il Metodo Merchesiano se ne deduce che…

 
Lamiaautrice – Ragazze, per favore, volete darci un taglio? E’ da stamattina che scrivo e non intravedo ancora una conclusione al post. E io non è che ho tutto questo tempo da dedicarvi. Domani sera ho 12 persone a cena e devo preparare il camper per le ferie che venerdì si parte.

 
Merchesa – Cocca bella, se ti concentrassi su quello che scrivi, invece di tenere due chat aperte contemporaneamente, forse faresti prima a concludere. E dico DUE CHAT, non due finestre. Quelle a volte diventano anche sette. E poi si lamenta che non finisce i post e dà la colpa a me e a Topa… tzé…

 
Lamiaautrice – Merchy, io ho tanti amici che amano chiacchierare con me, mentre non si può dire la stessa cosa di una certa nobildonna dalla lingua sempre troppo lunga.

 
Merchesa – Ohhhhhhhhhh, siamo velenosette oggi eh… Parli così perché ti secca che io sia diventata autonoma, che sia sfuggita al tuo controllo, che ti abbia surclassata!

 
Lamiaautrice – Ma senti questa! Ehi bambola, guarda che senza di me tu non sei un cazzo, non esisti!

 
Lei – Ragazze, per favore, smettetela di litigare. Chiedo scusa ad entrambe. A te Merchesa per aver abusato del tuo blog e a Lamiaautrice per averle rubato tanto tempo prezioso.

 
Merchesa – Oh cara, ma non ditelo nemmeno per scherzo. E’ stato un piacere averVi qui.

 
Lamiaautrice – Ma certo piccola, ne è valsa la pena scrivere per te. Anche se, in verità, non erano molti quelli che apprezzavano la tua storia. Piaceva solo a ClaireLawliet.

 
Merchesa – E allora?

 
Lamiaautrice – E allora cosa?

 
Merchesa – No dico, siamo Fogazzaro che se non abbiamo un quorum consistente di lettori non scriviamo?

 
Lamiaautrice – Non ho detto questo Merchy, ma converrai con me che scrivere per il piacere di un solo lettore è un po’ poco…

 
Merchesa – Non convengo affatto, e anzi ti invito a vergognarti di quanto hai appena detto! Scrivere è ciò che conta. Scrivere. Per il tuo piacere e per il piacere di chi ti legge. E non ha importanza se è uno solo o il milionesimo lettore. Se riesci a comunicare emozioni, questo conta. Se riesci a divertire, se riesci a far pensare anche una sola persona, il tempo passato sulla tastiera non sarà perduto. Anche una sola persona, un solo lettore è importante per chi scrive. Scrivi Lamiaautrice. O ti rimarrà solo il tempo per spadellare e approntare il camper.

 
Lamiaautrice – (Pausa)… (Lunga pausa)… (Lunghissima pausa)… (Sospirone)… E va bene, datemi le coordinate per il seguito della storia! Uff…

 
Lei – Allora, io sono nel parco che penso al Pachi e a un tratto da un cespuglio esce Tigro che mi salta in braccio e...

Merchesa – (Brava ragazza Lamiaautrice. Un po’ testarda ma non è male. Beh, in fondo ha creato me, no?!)

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lunedì, 21 luglio 2008
Una discutibile storia d'amore 9

"L'ho ricacciato da sua madre!". Volpy era arrabbiatissima. Sedute al tavolino di un bar all'aperto Volpy e Lei lanciavano occhiate alla strada trafficata davanti a loro. Meglio guardare nel vuoto che guardarsi negli occhi quando si deve sbollire. Sul tavolino due caffé shakerati ghiacciati, un posacenere, un pacchetto di sigarette, un accendino e i tre cellulari di Volpy. La rossa non faceva che accendere sigarette, rovistare concitatamente nella borsa, sbuffare, toccarsi nervosamente i capelli mossi. Lei taceva, guardava, ascoltava sorseggiando il caffé.

"Non ne potevo più del suo disordine. I vestiti sporchi lanciati ovunque, il suo disinteresse per i lavori di casa, mai uno spaghetto cucinato ma nemmeno che si degnasse di mettere l'acqua sul fuoco. In tutto questo tempo non mi ha mai aiutato né ad apparecchiare né a sparecchiare. Non ti dico di lavare i piatti, ma almeno riordina!" Lei tratteneva a stento un risolino. Ripensava a qualche tempo prima e alle meraviglie che aveva sentito raccontare su quell'uomo proprio a quello stesso tavolino.

"L'aspirapolvere è uno strumento per marziani, lo spazzettone una roba da caserma e lo straccio per le polveri... esiste? Per non parlare del letto: mai una volta che l'abbia rifatto". A questa affermazione Lei non riuscì proprio a trattenersi ed esplose in una fragorosa risata. "Scusa Volpy, ma se non sbaglio  qualche mese fa la qualità più fantastica di quest'uomo era come lo disfaceva il letto, non ti preoccupavi che lo rifacesse dopo!". Volpy si immusonì, tentennò il capo, lanciò una occhiata verso il traffico cittadino, si rigirò verso l'amica con al testa leggermente reclinata, fece una smorfia. Lei rise ancora più forte e anche l'amica non riuscì più a trattenersi.

Le due donne adesso ridevano come pazze, una di fronte all'altra.

"Beh sì, bravo era bravo, questo è innegabile" diceva Volpy tra le risa "se mi dimentico  delle mutande ascellari con cui si è presentato al prima volta".

"Ahahaha... vuoi fare cambio col Pachi? Lo sai che la prima volta mi si è presentato con un paio di boxer bianchi con una scritta blu: It's getting stronger and stronger! Aahahahahah..."

"Ahahahaha... ma almeno il Pachi ha un certo stile nel vestire. Il mio aveva un paio di jeans dell'era glaciale che stavano in piedi da soli!"

"Eccerto, in lui tutto è ritto! Ahahahahaah...Oddio questi uomini meravigliosi... così potenti..." diceva Lei.

"Così eccitanti..." rilanciava Volpy.

"Così educati, rispettosi, sensibbbili..." suggeriva Lei.

"Eh come no! Sensibili proprio. Educati e rispettosi anche. Soprattutto quando scoreggiano. Ahahahaha..."

"Ma scherzi? NON LO FANNO MAI!" rideva Lei.

"E come no?! Il mio mi deliziava coi peti pre-coito, per eccitarmi. E poi concludeva con i post-coito, per coccolarmi!" spiegava Volpy.

"Ahahahahahaah... e non eri contenta? Ahahaahahaha..."

"Come no?! Una delizia! Ahahahaahaha..."

Le gente intorno a loro le guardava stupita. Cos'avranno avuto mai quelle due pazze da ridere tanto?

"Ahahahaha... certo che Volpy, a volte penso che tu non sia proprio una volpe" rideva ancora Lei " Ma come ti è venuto in mente, a te che sei una volpe, di metterti con un facocero? Non potevi che aspettarti scoregge e rutti da uno così".

"Eh... mi piaceva..." sussurrava allora Volpy intristendosi un po'.

"Ho capito cara, ma da che mondo è mondo non si era mai sentito di una volpe che si fosse messa con un facocero. Dovevi aspettartelo che finisse così. Eravate troppo diversi".

"E tu allora? Che ci fai tu con un elefante? Non siete forse diversi voi due?" rispose Volpy piccata.

"E che c'entra scusa?" chiese Lei smarrita.

"Lei, TU SEI UNA TOPA, non un'elefantessa!"

Il gelo scese su quel tavolino.

(continua... ma ne intravedo la fine)
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venerdì, 11 luglio 2008
Una discutibile storia d'amore 8

"Amica mia non ci ho capito un cazzo". Seduto al tavolo della grande cucina lo struzzo la guardava intenta a cucinare una pasta fredda condita con pesto fresco, peperoni e melanzane saltati in padella con poco olio e in aggiunta carpaccio di tonno. Lei sospirava in silenzio.
"Insomma, se ero io il Pachi abdicavo. Non ci ho capito nulla. Scarpe bianche, calze corallo...Me so' perso. Io fuggivo, ecco. Che per di più il Pachi era arrapato, e lo capisco. Ma dopo, sulle scale... cioè, non ci ha più capito un cazzo! E io anche meno".

Lo Struzzo sorseggiava un Brunello. Faceva un caldo bestia ma davanti al vino rosso non capiva più nulla. Lei continuava a dargli le spalle. Ogni tanto si sentiva un sospiro venire dai fornelli. Taceva  e ascoltava.

"Pensavo tu avessi la lingerie nera, e invece CORALLO!"

"Ma no" sussurrò Lei spazientita "Le calze erano corallo, la lingerie bianca".

"Allora non conosco il color corallo. Come fa il coglione a scambiare per nero il corallo? Lui non vede la lingerie. E' questo il trucco? Ma soprattutto, il tubino arrivava al pavimento?".

"Piantala Struzzy, è molto più semplice. Il tubino nero arrivava al ginocchio e le calze erano color corallo".

"Ma scusa una cosa, se le calze sono color corallo, come fa il Pachi a tirar fuori il nero? E' daltonico?".

"Immagina che sia così per via del vestito nero" rispose Lei in un sussurro.

"Ok, nun ce vede. Adesso è chiaro. E' abbagliato dalla tua bellezza. MA LE CALZE SI VEDONO se il tubino è al ginocchio. E lui le vede nere?".

"Ma noooooooooo" rispose Lei sempre più insofferente " le vede color corallo, ma immagina che il bustier e gli slip siano neri. Ci sei adesso?".

"Ah... E invece sono?".

"Bianchi ovviamente. Ma ti immagini una che si spoglia, leva il tubino nero, rimane in reggisero e mutande neri, calze nudo e SCARPE BIANCHE?" suggerì Lei con smorfia schifata.

"ORRORE! Io scapperei".

"Appunto. Quindi, se le scarpe sono bianche la biancheria deve essere per forza bianca. Ecco il perché delle calze corallo, l'unico colore di calze accettabile con le scarpe bianche".

"Sì, me lo dicono tutte. Con le scarpe bianche calze color corallo. Mo' lo segno".

Lei incominciò a sorridere. L'umorismo caustico dello Struzzo le faceva bene.

"Pensa a tua moglie Struzzy".

"Ah, sì mo' glielo dico. E se OSA un giorno accostare male... Scusa, ma io ancora dubito sul corallo. Cioè, nun me viene in mente proprio. Che cazzo di colore è il corallo? Non potevi dire color vongola".

"Ma avrai visto ancora le calze color nudo, no Struzzy?! E se si chiama corallo perché dovevo dire vongola?".

"Ma io sapevo che si chiamava color carne, non corallo!".

"Seeeeeeeeeee, e il macellaio di che colore è invece?" Adesso Lei rideva apertamente. "Che schifo, color carne".

"Vongole e cozze" adesso ridevano insieme " le calze color vongole e cozza, ma di certo tu non sei una cozza. Ahahahaha...".

"Sì, color carne e color cazzo. Ahahaha..".

"Mo' cerco su Google e me ne faccio una ragione" sentenziò lo Struzzy.

"Comunque lo sapevo che saresti stato solidale col Pachi. Tutti così voi uomini. Chissà perché..." disse Lei.

"Ma scusa. Lui stava lì, con la lingua di fuori, arrapato come non mai, me lo cazzi sul corallo... Che già affanna di suo poveretto, con quella mole. Ma non faresti meglio a metterlo a dieta anziché cucinargli questi manicaretti?".

"Cazzi suoi. Sa con chi ha a che fare!".

"Eh....Mi sa che sei destinata al bianco eterno. Adesso il senso è chiaro, anche delle scarpe. Che poi me le abbini col nero che è così kitch...".

"Col cavolo. E' uno degli abbinamenti in auge per questa stagione!".

"Col cazzo. E' un abbinamento retrò".

"Il cazzo non era color carne? Ahahahahaha...E comunque è un abbinamento di quest'anno".

"Deve essere perché è bisestile" suggerì lo struzzo.

"Ecco perché ha vinto l'Inter!" lo sbeffeggiò Lei.

Risero insieme da buoni amici quali erano. Lo struzzo le accarezzò una guancia dolcemente. Lei si ritenne fortunata in Amicizia.

(continua... forse...)
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giovedì, 10 luglio 2008
Dei racconti di Merchesa

Era un attore molto lento.
Mooooooooolto leeeeeeeeento...

Andaaaaavaaaaa adaaaagio... adaaagio... adaaagio...
Assooooomigliaaaaava moooolto a uuuuu BRAAAAADIPOOOO.

Eeeeeeccco perchéééééè... il suuuo ageeeente... gli miiiiiise... il nome d'aaaaaaarte... di

BRAD PITT.

Il BRAD(I)P(ITT)O, per gli amici.
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