Aveva il terrore di ammalarsi. Soprattutto che gli salisse la febbre. Temeva assai la febbre di cavallo. Era un IPPOCONDRIACO.
"Ehi ciao" disse il cucciolo chiamandola da lontano.
"Ciao Tigro" lo salutò lei con un sorriso "che ci fai qui?"
"Ti stavo cercando, Topa". Il cucciolo piegò la testa di lato ammiccando. Quel ragazzino era una vera birba ma la divertiva molto.
"Ah sì? E come mai tesoro?".
"Ho voglia che mi racconti una storia" pretese il furfantello.
"Sei sempre il solito bricconcello" rise la donna " Dai vieni qui che te la racconto". Lei prese in braccio il cucciolo e incominciò a raccontare. "C'era una volta un grosso elefante, talmente grosso che occupava un intero palazzo. Un giorno decise di entrare in una cristalleria. Chi sono io per non potervi entrare? Chiedeva l'elefante agli amici... Non farlo, rispondevano questi. Non farlo, gli diceva la Pachimadre, ti farai del male amorucolo. Ma lui, testardo, decise che una cristalleria era proprio quello che faceva per lui. Così si recò in un centro commerciale, di quelli che si trovano sulle statali o vicino alle tangenziali. Entrò e si recò, con la sua immensa mole, nel negozio di Svarovski. Omioddiiiiiiiiiio, urlarono le commesse nel vederlo, fuori tutteeeeeeee, e così fecero. L'elefante mise il piede nella cristalleria e... spataspisch... patasbam... spucifff... sciafff... ogni suo movimento, anche il più piccolo provocava dei disastri immensi. Volavano i cristalli ovunque, piccoli animali, gioielli, soprammobili, tutto perdeva la forma originaria dopo il passaggio dell'animale. Alla fine fu un mucchio di vetro sul pavimento. Solo quello. Il Pachi lo guardò fiero ed esclamò, Sono un genio, nessuno è in grado di creare tanti arcobaleni come ho fatto io. Sono proprio bravo, il migliore. Certi uomini vedono il bello anche nella distruzione che lasciano".
"Bella, Lei, è una bella storia".
"Grazie amore" sorrise la Topa.
"E' una storia bella come te, che sei la più bella del mondo" sospirò il cucciolo.
"Oh amore, sei dolce, ma davvero non sono la più bella io" rise la donna.
"Sì che lo sei. Io ti amo. E quando sono grande ti sposo. Accetti, vero? Vuoi la mia mano.. ehm...zampa?" chiese il tigrotto.
"Accetto sicurissimamente. Ma non pensi che io sia un po' vecchia per te?".
"Ci ho pensato, ma ho deciso che puoi fermarti e aspettarmi" sostenne con sicumera il cucciolo.
"Direi che è una proposta eccellente. Faremo così".
"Allora affare fatto" esclamò Tigro allungando la mano per sancire il patto.
"Affare fatto" rispose la Topa ricambiando la stretta.
(continua)
Il parco della villa antica era accogliente come una grande madre.
Volpy aveva ragione, inutile negare l’evidenza. L’amica era stata forse un po’ brusca nel dirglielo, ma
Merchesa – Ehm… chiedo scusa mia cara se mi intrometto. Il racconto è delizioso e interessante, ma vorrei sapere quando arriva la fine. Mica per niente, mia cara, si dà il caso che questo blog sia il mio e qui si parli di altro, soprattutto satira politica, non storie d’amore.
Lei – Vogliate perdonarmi Esìmia se mi sono presa un po’ di spazio qui, è che mi sembrava davvero eccessivo aprire un blog apposta per il Pachi! E poi
Merchesa – Amica mia, se volevate capire qualcosa era a me che dovevate rivolgerVi, non certo alla mia autrice. Per esempio, pensate di girare intorno ancora per molto alle questioni fondamentali?
Lei – Che sarebbero?
Merchesa – Innanzitutto il Vostro baricentro. La volete finire una volta per tutte di cercarlo fuori da Voi? Non lo troverete né nel Pachi né in nessun altro uomo. Siete l’unica misura di Voi stessa, mia cara, e le risposte sono dentro di Voi. Convincetevene una volta per tutte.
Lei – Lo so Esìmia, razionalmente ci arrivo. Ma poi, quando si tratta di gestire la mia energia mi perdo. Vedete, non ne sono mai stata capace. O eccedo in rigore o esplodo in passione. Non sono mai riuscita a trovare un equilibrio e mi ero convinta che il Pachi, con la sua capacità di governare le energie, sarebbe stato perfetto per me. Ma mi sbagliavo.
Merchesa – Governare le energie? Ma tesoro, nessuno può farlo per Voi. Forse il Pachi avrebbe potuto insegnarvelo, ma non farlo per Voi. Lì Vi siete persa, secondo me. Non cercate il contenitore fuori di Voi: siete energie e contenitore Voi stessa, piccola.
Lei – Adesso l’ho capito. E ormai è tardi.
Merchesa – Tardi per cosa? Per avere a che fare con un maleducato?
Lei – Esìmia, Vi prego, non parlate così di lui!
Merchesa – Ennò, mia cara, le cose vanno dette come sono. Vi ho sentita l’altro giorno parlare con Anatra. Tutte e due convinte che gli uomini che scompaiono senza spiegazioni siano autorizzati a farlo. Niente di più sbagliato. Gli uomini che scompaiono senza perché sono dei cafoni maleducati. E questo vale per tutti, Pachi compreso. Che è talmente innamorato di sé al punto da avere uno degli hobby più strani che mi sia mai capitato di incrociare. E questo per evitare i coinvolgimenti intensi, che potrebbero destabilizzare l’amore profondo che nutre per se stesso. Il Pachi, infatti, è un RDF, cioè un Ricercatore di Difetti Femminili. E’ straordinario in quello, di un rigore scientifico. E’ un analista della pecca, uno scienziato dell’imperfezione, un vivisezionatore della bellezza muliebre. Troverà sempre difetti nelle donne, anche le più intelligenti, le più capaci, le più incantevoli del mondo.
Lei – Siete sicura di ciò che dite, Esìmia?
Merchesa – Certamente! Quindi il Pachi - inconsciamente - ha un dannato bisogno di vincere, tipico dei perdenti. E con Voi, forse, non ci stava riuscendo. O magari l’impresa si è dimostrata più ardua del previsto. Topa versus elefante, non dimenticatelo. E poi c’è anche quell’altro discorso molto più personale e intimo:
Lai –
Merchesa – Ma ceeeeeeeeeeerto. Avete notato, mia cara, che madre è un anagramma di derma? Quindi, applicando il Metodo Merchesiano se ne deduce che…
Lamiaautrice – Ragazze, per favore, volete darci un taglio? E’ da stamattina che scrivo e non intravedo ancora una conclusione al post. E io non è che ho tutto questo tempo da dedicarvi. Domani sera ho 12 persone a cena e devo preparare il camper per le ferie che venerdì si parte.
Merchesa – Cocca bella, se ti concentrassi su quello che scrivi, invece di tenere due chat aperte contemporaneamente, forse faresti prima a concludere. E dico DUE CHAT, non due finestre. Quelle a volte diventano anche sette. E poi si lamenta che non finisce i post e dà la colpa a me e a Topa… tzé…
Lamiaautrice – Merchy, io ho tanti amici che amano chiacchierare con me, mentre non si può dire la stessa cosa di una certa nobildonna dalla lingua sempre troppo lunga.
Merchesa – Ohhhhhhhhhh, siamo velenosette oggi eh… Parli così perché ti secca che io sia diventata autonoma, che sia sfuggita al tuo controllo, che ti abbia surclassata!
Lamiaautrice – Ma senti questa! Ehi bambola, guarda che senza di me tu non sei un cazzo, non esisti!
Lei – Ragazze, per favore, smettetela di litigare. Chiedo scusa ad entrambe. A te Merchesa per aver abusato del tuo blog e a Lamiaautrice per averle rubato tanto tempo prezioso.
Merchesa – Oh cara, ma non ditelo nemmeno per scherzo. E’ stato un piacere averVi qui.
Lamiaautrice – Ma certo piccola, ne è valsa la pena scrivere per te. Anche se, in verità, non erano molti quelli che apprezzavano la tua storia. Piaceva solo a ClaireLawliet.
Merchesa – E allora?
Lamiaautrice – E allora cosa?
Merchesa – No dico, siamo Fogazzaro che se non abbiamo un quorum consistente di lettori non scriviamo?
Lamiaautrice – Non ho detto questo Merchy, ma converrai con me che scrivere per il piacere di un solo lettore è un po’ poco…
Merchesa – Non convengo affatto, e anzi ti invito a vergognarti di quanto hai appena detto! Scrivere è ciò che conta. Scrivere. Per il tuo piacere e per il piacere di chi ti legge. E non ha importanza se è uno solo o il milionesimo lettore. Se riesci a comunicare emozioni, questo conta. Se riesci a divertire, se riesci a far pensare anche una sola persona, il tempo passato sulla tastiera non sarà perduto. Anche una sola persona, un solo lettore è importante per chi scrive. Scrivi Lamiaautrice. O ti rimarrà solo il tempo per spadellare e approntare il camper.
Lamiaautrice – (Pausa)… (Lunga pausa)… (Lunghissima pausa)… (Sospirone)… E va bene, datemi le coordinate per il seguito della storia! Uff…
Lei – Allora, io sono nel parco che penso al Pachi e a un tratto da un cespuglio esce Tigro che mi salta in braccio e...
