mercoledì, 31 dicembre 2008

Di premi e auguri

Carissimi

che bello ritrovarsi ancora qui a salutarsi ancora una volta per la chiusura dell'anno. Il 2008 se ne va gioiosamente. Non so per Voi ma per me è stato uno degli anni più importanti della mia vita, ricco di accadimenti, di incontri fondamentali, di svolte decisive. E cominciato con un disastro, un incidente grave in cui ho demolito la mia auto e da cui sono uscita completamente illesa. Finisce con un altro disastro simile, con una persona che mi è carissima in terapia intensiva per uno scontro con un TIR. Ma è viva e fuori pericolo di vita. E io ringrazio l'Universo per questo dono.

Nell'Universo ci ho infilato tutto, ma ci sono persone che vorrei ringraziare di cuore. In primo luogo quelle che mi sono state vicine nei momenti difficili. Quelle che hanno pianto con me. Quelle che hanno riso con me. Quelle che mi hanno sgridata. Quelle che mi hanno spronata. Quelle che mi hanno incoraggiata. Quelle che mi hanno insegnato. Quelle che hanno imparato. Quelle che hanno chiesto e chiedono. Quelle che non chiedono nulla. Quelle che danno senza chiedere. Quelle che mi pretendono e quelle che mi rispettano. Quelle che hanno taciuto. Quelle che hanno parlato. Quelle che sono arrivate e quelle che sono scomparse.

A tutte loro va il mio sentito e cordiale GRAZIE.

Ma permettetemi di lasciare un particolare ringraziamento a coloro che durante questo 2008 hanno deciso in qualche modo che il mio blog valesse la pena di essere premiato.

La prima pazza è stata Unachicca che mi ha fatto dono di questo:

Poi è stata la volta di Emmart, che mi ha premiata così:

Quindi Blacklace, e il suo:

E per finire il mio adorato Swami, ovvero Pioggiainfaccia con questo:

Sembra proprio che me li sia meritati questi premi, potete negarlo? Non direi proprio.

Un bel modo per chiudere un anno di scrittura. Un bel modo per chiudere un blog.

Con l'auguro che nel 2009 lavoriate su Voi stessi per imparare a concederVi di essere felici:

Vostra per sempre,

Merchesa

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mercoledì, 24 dicembre 2008
Degli auguri di Merchesa

"Ormai il Natale è vicino. Alberto ed io camminiamo spalla contro spalla nella lunga schiera grigia, curvi in avanti per resistere meglio al vento. E' notte e nevica; non è facile mantenersi in piedi, ancora più difficile mantenere il passo e l'allineamento: ogni tanto qualcuno davanti a noi incespica e rotola nel fango nero."

Primo Levi, Se questo è un uomo


Carissimi

mi sono chiesta leggendo questo brano se sia più facile stare vicini stretti stretti in un campo di concentramento o in un centro commerciale. Che differenza c'è in fondo tra i due? Nei centri commerciali si sta molto concentrati, sia fisicamente che con la testa, tutti presi dagli acquisti da fare o dai portafogli da proteggere. Nei campi di concentramento, invece, si lavora e si produce; comunque in vista della commercializzazione. La sigla di entrambi è CC. Entrambi mi mettono angoscia.


"Cara Kitty, qui all'Alloggio segreto la notizia che ognuno per il Natale avrà 125 grammi di burro in più è stata accolta con gioia. Sul giornale c'è scritto addirittura un quarto di chilo, ma riguarda solo i fortunati mortali che ricevono le tessere dallo stato e non gli ebrei..."

Anne Frank, Diario


Tutti trascorrono il Natale, tutti. Ma non tutti nello stesso modo. Molti lo trascorrono in solitudine, o in ospedale, o nei disagi fisici, economici e morali.

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade.
Ho tanta
stanchezza
sulle spalle.
lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata.

Giuseppe Ungaretti, Natale

Molti sono i bambini che nascono al mondo il giorno di Natale, non tutti fortunati né tantomeno re.

Nel gelo del disamore...
senza asinello né bue...
Quanti, con le stesse sue
fragili membra, quanti
suoi simili, in tremore,
nascono ogni giorno in questa
Terra guasta!...

Giorgio Caproni, Dinanzi al Bambino Gesù pensando ai troppi innocenti che nascono, derelitti, nel mondo

Eppure io la "sento" ancora questa accidenti di festa. E sento che i miracoli possono ancora accadere. Accadono se uno ci crede, se ci si vuole credere. Ecco, io ci voglio credere ancora e non perché credere non mi costa nulla (Pascal) ma perchè non credere all'Amore può solo peggiorarci come individui.

[...] Eppure io sento
che se qualcuno mi dicesse alla Viglilia di Natale,
"Vieni a vedere i buoi inginocchiati
 
nella solitaria fattoria presso quella
lontana vallata che conoscevamo da bambini"
io lo seguirei nel buio
sperando che sia proprio così.
 
Thomas Hardy, Buoi

 
A tutti coloro che passano di qui un caloroso saluto merchesiano di BUON NATALE.

Vi abbraccio

Vostra Merchesa


venerdì, 12 settembre 2008

Degli shock

Conoscente - Ciao Francesca, quanto tempo è che non ci si vede.

Lamiautrice - Ciao cara, come stai? (Convenevoli vari)

Conoscente - E questo bel bambino, chi è? (Informiamo i Signori Lettori che Lamiautrice stava spingendo il passeggino dell'ultimo nato in famiglia di cui è anche madrina: Sebastiano, due mesi)

Lamiautrice - (gonfia di orgoglio) E' il mio nipotino.

Conoscente - Ahhhhhh, sei diventata nonna?

Lamiautrice - (Bròta sfondrada sòpa*1) Ma no, è il figlio di mia sorella. Guarda che LaGrande fa i 15 anni il mese prossimo. Un po' eccessivo pensarmi nonna, non credi?

Conoscente - Con le quindicenni del giorno d'oggi? Non crederai che la tua sia da meno!

Lamiautrice - (Bròta sporcaciùna, roia de na roia, roia tè e tò màder e la màder de tò màder*2) Non saprei... In ogni caso è stato un  vero piacere incontrarti. Spero succeda di nuovo e a breve. (Ma 'ncùlet...*3)


Traduzione  *1 vagina prolassata, claudicante e di spiacevole aspetto

                    *2 Ultima discendente di famosa genìa di meretrici, tutte note per l'insolito aspetto fisico di rara  laidezza

                    *3 Accomodati a quel paese

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venerdì, 29 agosto 2008
Della logica tra amici

iBorisse - Mi sono accorto che spesso sono molto approssimativo nelle cose che faccio.Me ne sono reso conto in questi giorni mentre prendevo le misure per comprare il legno necessario a costruire una piccola libreria.
Ogni volta che compro compensato, tavole e affini finisce sempre che mi manca o mi avanza del legno.Questa volta però ero deciso a fare le cose per bene, in maniera scientifica.(omissis) A questo punto sono andato all’Ikea e ho comprato una billy. Che ne dite Esimia?

Merchesa - Interessante... E questo fatto mi suggerisce una domanda, caro amico. Ma all'Ikea se la libreria si chiama Billy la scrivania si chiamerà Monica?

iBorisse - Esìmia, siete una donna molto saggia.

Merchesa - Figliolo, visto l'intensità con cui scopo direi che sono più una donna saggina!

iBorisse - Merchesa, Voi siete una donna dotata di buonumore e di buon umore.


Merchesa - Questo sì che è uno splendido epitaffio!
giovedì, 31 luglio 2008
Una discutibile storia d'amore 11

Il parco della villa antica era accogliente come una grande madre. La Topa si rifugiava sempre lì quando era triste. Le piaceva camminare tra i viali ghiaiosi, con l’unica compagnia dello scricchiolio dei suoi passi. I pensieri si dilatavano, il respiro rallentava. Guardare tutto quel verde la rilassava, le liberava la testa.

 

Volpy aveva ragione, inutile negare l’evidenza. L’amica era stata forse un po’ brusca  nel dirglielo, ma la Topa aveva sempre preferito una robusta ancorché feroce verità alle moine delle accomodanti bugie. Il Pachiderma e Lei non erano fatti l’uno per l’altra. Troppo dissimili per natura, con interessi diversi, aspettative di vita ineguali. E quel tarlo che non faceva che girarle in testa: gli elefanti hanno paura dei topi. In verità Lei l’aveva capito molto tempo prima e aveva avuto persino l’infelice idea di farglielo notare. “Non ho paura di niente” aveva risposto il Pachiderma piccato, ma i fatti successivi avevano dimostrato il contrario. Per esempio nella circostanza in cui…

 

"Ehi ciao" disse il cucciolo chiamandola da lontano.

"Ciao Tigro" lo salutò lei con un sorriso "che ci fai qui?"

"Ti stavo cercando, Topa". Il cucciolo piegò la testa di lato ammiccando. Quel ragazzino era una vera birba ma la divertiva molto.

"Ah sì? E come mai tesoro?".

"Ho voglia che mi racconti una storia" pretese il furfantello.

"Sei sempre il solito bricconcello" rise la donna " Dai vieni qui che te la racconto". Lei prese in braccio il cucciolo e incominciò a raccontare.  "C'era una volta un grosso elefante, talmente grosso che occupava un intero palazzo. Un giorno decise di entrare in una cristalleria. Chi sono io per non potervi entrare? Chiedeva l'elefante agli amici... Non farlo, rispondevano questi. Non farlo, gli diceva la Pachimadre, ti farai del male amorucolo. Ma lui, testardo, decise che una cristalleria era proprio quello che faceva per lui. Così si recò in un centro commerciale, di quelli che si trovano sulle statali o vicino alle tangenziali. Entrò e si recò, con la sua immensa mole, nel negozio di Svarovski. Omioddiiiiiiiiiio, urlarono le commesse nel vederlo, fuori tutteeeeeeee, e così fecero. L'elefante mise il piede nella cristalleria e... spataspisch... patasbam... spucifff... sciafff... ogni suo movimento, anche il più piccolo provocava dei disastri immensi. Volavano i cristalli ovunque, piccoli animali, gioielli, soprammobili, tutto perdeva la forma originaria dopo il passaggio dell'animale. Alla fine fu un mucchio di vetro sul pavimento. Solo quello. Il Pachi lo guardò fiero ed esclamò, Sono un genio, nessuno è in grado di creare tanti arcobaleni come ho fatto io. Sono proprio bravo, il migliore. Certi uomini vedono il bello anche nella distruzione che lasciano".

"Bella, Lei, è una bella storia".

"Grazie amore" sorrise la Topa.

"E' una storia bella come te, che sei la più bella del  mondo" sospirò il cucciolo.

"Oh amore, sei dolce, ma davvero non sono la più bella io" rise la donna.

"Sì che lo sei. Io ti amo. E quando sono grande ti sposo. Accetti, vero? Vuoi la mia mano.. ehm...zampa?" chiese il tigrotto.

"Accetto sicurissimamente. Ma non pensi che io sia un po' vecchia per te?".

"Ci ho pensato, ma ho deciso che puoi fermarti e aspettarmi" sostenne con sicumera il cucciolo.

"Direi che è una proposta eccellente. Faremo così".

"Allora affare fatto" esclamò Tigro allungando la mano per sancire il patto.

"Affare fatto" rispose la Topa ricambiando la stretta.

(continua)

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lunedì, 30 giugno 2008
Una discutibile storia d'amore 5

Anche nelle balere di Cesenatico si era sparsa la fama del Pachiderma ballerino. Il suo gigantesco girovita roteava baldanzoso, deliziosamente fasciato in uno splendido smoking color carta da zucchero con i revers della giacca in seta luccicante e la camicia bianca con gli jabot pizzosi bene in vista. Era un campione dei balli latinoamericani, soprattutto della Pach-anga, un ritmo cubano che gli si adattava molto bene, non solo onomatopeicamente. Nonostante l'enormità della mole il Pachiderma si muoveva con grande leggerezza. Sembrava volasse sulle punte delle zampe. Anche le sue compagne di ballo volavano con lui. La sua caratteristica era una potente presa delle braccia che faceva sentire la sua dama guidata e protetta nella danza. Lei lo sapeva bene, la faceva sentire così anche nella vita, non solo nella danza. Ecco perché era così gelosa di quelle sciacquette svenevoli e adoranti.
Quella sera si era preparata con più cura del solito. L'elefante l'aveva invitata a ballare chissà ispirato da quale dio benefico. Era nervosa davanti allo specchio della sua camera. Si era guardata e riguardata mille volte. Sapeva di essere bellissima, lo sentiva dentro. Sarebbe bastato? Doveva bastare. Aveva scelto la semplicità, come sempre. Nascondeva una grande raffinatezza il suo levare orpelli e ninnoli, ma pochi uomini l'avevano compreso finora. Il Pachiderma l'aveva capito? Credeva di sì. Di certo lui non lo dava  a vedere.
Indossava una tubino nero con lo spallino largo, molto Audrey Hepburn, la sua attrice preferita a cui Lei assomigliava nel fisico, nel portamento e nel fascino discreto. La scarpa sandalo bianca aveva il tacco sottile. Lei non superava mai i 7 centimetri. Tacchi più alti rendono la camminata volgare e Lei non lo era mai. Le calze erano color corallo, velatissime, otto denari, irrinunciabili anche con 35 gradi. In mano una busta di pelle bianca. Sulle spalle una stola di seta trasparente bianca, buttata con nonchalance. I capelli sciolti sulle spalle erano stavolta lisci, che si inanellavano solo sul fondo della lunghezza. Il trucco leggero. Respirò profondamente davanti allo specchio. Decise che qualsiasi cosa il Pachi avesse fatto Lei si sarebbe divertita. Sorrise a se stessa. Girò sui tacchi e uscì dalla stanza.
Scese le scale. Il Pachiderma l'aspettava nella hall dell'albergo. Era già lì. Lo vide da lontano nonostante la miopia. Quella mole era inconfondibile. Gli uomini presenti si accorsero dell' arrivo di Lei e del suo incedere da pantera. Si fece il silenzio. Lei si avvicinò all'elefante che estasiato e con un filo di voce le disse: "Sei bellissima".
Lei allora si prese una rivincita: "Grazie ma avresti dovuto aspettartelo. Se vuoi portare una brutta figa a ballare non è me che devi invitare!"

(continua)
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venerdì, 30 maggio 2008

Dei tranelli di Merchesa

Carissimi

da molto tempo mi tormenta il dubbio di essere eccessivamente concettuale e cervellotica nello scrivere i miei post, di cedere all'ermetismo a volte, di prediligere una metodica di lavoro che prevede uno sforzo cerebrale nella comprensione di ciò che scrivo, fintamente leggero o unicamente divertente. Ma tant'è, sono fatta così, e ho deciso che non voglio essere diversa da quello che sono. Questa è la mia indole e non intendo snaturarmi per andare incontro a nessuno.Bastarda? Sempre!

Da troppo tempo mi tormentava il dubbio di non essere capita appieno. Mi rendevo conto che le mie battute suscitavano sì ilarità generale, ma che non ne veniva compresa – e quindi gustata – la complessità e la costruzione. E' importante questo? Forse per Voi no, ma per me sì. Dietro ogni “cazzata” che scrivo ci sono un notevole lavoro di ricerca e il tentativo di far combaciare i giochi di parole in mosaici lessicali e sintattici che o sono perfetti o non hanno ragione di esistere. Ammetto che questo mi ha portato, talvolta, ad eccessivi bizantinismi (notato la finezza?) ma lo scrivere in questo modo mi procura un piacere cerebrale a cui non saprei rinunciare. E questa, Signori, è l'espressione della mia creatività, di cui Voi avete l'onore di fruire.

Penso, scrivo ciò che mi piace, vengo letta, qual è il problema allora? Il punto è che io pensavo che il condividere con altri alcuni “gioielli” che ho scritto avrebbe aumentato la mia soddisfazione. Ecco perché ho aperto questo blog. Si scrive perché si hanno delle cose da dire, ovvio, ma anche per entrare in relazione con le persone. A questo servono i blog, altrimenti tanto varrebbe tenere un diario cartaceo. Invece mi ritrovo, ogni giorno che passa, a sentire che la mia frustrazione aumenta, invece di aumentare il mio piacere. E questo perché ho la consapevolezza di non essere compresa fino in fondo. Chi mi legge lo fa attentamente o sono io che sbaglio a valutare la qualità della loro lettura credendola superficiale? Già, perché non esiste solo una qualità della scrittura, Signori miei, esiste anche una qualità della lettura, senza la quale è inutile che vengano scritte cose pregevoli. Avete presente il “lettore ideale” di Eco? Ecco, una robettina del genere.

Era da tempo che pensavo ad un test per valutare l'attenzione che i miei venticinque lettori mettono passando di qui, Marchesadesade mi ha dato l'assist e io ne ho approfittato. “Scriviamo un Aforisma Merchesiano sbagliato” mi sono detta “ ci metto tutti i link corretti in modo che – con un minimo di riflessione- si arrivi a comprendere il mio errore. Facciamo 'sto test. Vediamo se mi leggono attentamente”. E infatti...

Se scrivo che la lingerie “La Perla” va usata solo con un vero porco e poi linko il detto evangelico “non gettate le perle ai porci” non mi sto forse platealmente contraddicendo? L'aforisma esatto avrebbe infatti dovuto essere “La lingerie La Perla non va indossata a vantaggio di un porco. E' buttata!”. Ma a chi importano queste sottigliezze, queste finezze, queste quisquilie? A me importano, accidenti! E scusate se è poco.

La precisione, la puntualità, la cura per i particolari non sono qualità che arrivano per caso. Sono conquiste e richiedono notevole lavoro. Ma che lo dico a fare in un paese che ha votato di nuovo Berlusconi? Ovvero l'approssimazione, la faciloneria al potere, il qualunquismo istituzionalizzato? Lavoro, precisione, attenzione, cura, sono ancora valori in questo Paese o no?! Lo sono mai stati?

Posso immaginare preventivamente talune obiezioni “Ma tu guarda questa... sbagliano a leggere uno dei suoi idiotissimi aforismi e ci fa una pippa sulla politica. Ma sarà presuntuosa?” Certo che sono boriosa, chi lo nega. Rimane il fatto che non tollero la superficialità e l'imprecisione, perché - gioie mie - chi non è preciso nelle piccole cose non lo è nemmeno nelle grandi. Un esempio? Il mio nick. Non è complicato, anzi, oserei dire che sfiora la banalità. Una nobildonna che è anche marchesa direi che rientra in quanto di più ovvio ci si possa aspettare. Il punto è che il mio nick non è Marchesa - e ce ne sono molte - ma MErchesa, e ci sono solo io. Che esagerata, penserete, in fondo cosa cambia se si mette una A al posto di una E? Cambia molto per me, perché M ed E sono le iniziali dei nomi delle mie due figlie. Sarò nostalgica e patetica fin che volete ma mi sono scelta questo nick anche in nome loro, e ricordarlo correttamente è un modo per rispettare me ma anche loro due. Ergo, pretendo che mi si chiami nel modo in cui ho deciso di essere chiamata.

Vedete miei cari, è che nella vita di ognuno può capitare che arrivi il giorno in cui una non le ha tutte a casa (brescianismo) e improvvisamente arrivi inaspettata la goccia che fa traboccare il vaso e alla suddetta giri vorticosamente l'ostrega. Sarà anche la sindrome premestruale fin che volete, ma mi sono veramente stancata di scrivere cose meravigliose che non vengono gustate. Non dico apprezzate ma gustate (molto diverso!), assaporate, con la stessa sensazione di uno pseudorgasmo mentale che si prova quando si assaggia un piatto sopraffino e raffinatissimo. Se cucino un timballo di pasta brisée ripieno di tagliatelle pasticciate con ragù di piccione e profumate al tartufo e Voi mi dite “Mica male sta torta di uccelli”, io mi incazzo. Sbaglierò, ma mi incazzo come una belva. Chiaro il concetto? Ecco, questa è Merchesa: un piatto raffinatissimo. Per il pane e salame (ancorché gustosissimo) rivolgersi altrove.

Un esempio di quanto sostengo? L'Aforisma 131. Diceva così “Il sesso limitato al solo lato B è B-anale”. “Carino” l'hanno definito. Carino? Carina lo dici a quella baldracca orba e sciancata di tua sorella, non al mio scritto. Dentro quell'Aforisma ci sono tante di quelle figure retoriche che metà bastano e tu mi dici “carino”? Ma fottiti tu e anche tua sorella! Nella posizione che prefertite, però. Rimango una accesa sotenitrice del libero arbitrio in queste “faccende”.

Merchesa: “un delicato equilibrio tra volgarità ed ascesi”, hanno detto di me. Credete sia facile mantenersi stabili su questo crinale? Non lo è, gioie mie. E quando ti chiamano in chat e ti dicono “MArchesa (ridaglie!) siete una donna di grande cul-tura” oppure “ siete magni-fica”, in moltissimi e per tre anni di seguito, sempre quelle battute, sempre uguali, una ha il diritto/dovere di esplodere.

Sono stata presuntuosa. Mi rileggo e me ne rendo conto. Volevo condividere la bellezza, ecco il mio errore. “La bellezza salverà il mondo” e io come un'Idiota ci ho creduto.Oddio, ripensandoci qualcuno che condiviso la “mia” bellezza, in effetti c'è stato. Magari copiandomi e non citandomi, ma questa è un'altra storia che meriterebbe un post a parte. E io trovo così grossier lamentarsi pubblicamente della scorrettezza altrui...

Miei cari, non essere riuscita ad educarVi alla bellezza del significato e del significante è per me motivo di grande dolore, lo considero un fallimento personale. Però non sono ancora morta... A 95 non dispero che succeda presto, ma per ora sono ancora qui. E fino a che sono qui, Vi tocco! (Nel senso che Vi tocca sopportarmi. Che avevate capito eh, maliziosetti?).

giovedì, 17 aprile 2008
Dei racconti di Merchesa

Erano molto amici. Si ubriacavano insieme e si innamoravano sempre della stessa donna contemporaneamente. Avevano un debole per le estetiste.

Erano compagni di sbronze e di stronze bronze.

Si conoscevano fin da bambini. Erano nella stessa classe, stessa mestra, uguali i compagni. Anche i pomeriggi passavano insieme.

Erano compagni di merende.

Un giorno decisero che erano troppo soli. La vita non poteva essere rinchiusa a lui e l'altro, l'altro e lui. Decisero, allora, di iscriversi a un corso di ballo. Latino americani.

Diventarono compagni di merengue.

Poi, un infausto giorno, l'Arcobaleno perse miseramente le elezioni. Non fu eletto nemmeno un suo rappresentante né alla Camera né al Senato. Decisero quindi che il tempo della sinistra era finito.

Da compagni si trasformarono in camerati.

E siccome nel frattempo si erano scoperti anche omosessuali, andarono a convivere.

Questo faceva di loro due dei camerati-compagni. Ma nella Terza Repubblica il conflitto di interessi non sarebbe più stato un problema.
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martedì, 01 aprile 2008
Degli scherzi di Merchesa

Carissimi

come ben sa chi mi conosce da tempo, sono una donna originale oltre che splendida e unica, ma anche io confesso di cedere al costume comune degli scherzi del primo aprile, giornata tradizionalmente dedicata ad essi.
Vari sono gli scherzi che si leggono di solito, strani e divertenti nella maggioranza dei casi. Lo scherzo mio di oggi, invece, è stato casuale, improvviso, non meditato. Mi ha dato l'opportunità di farglielo uno dei miei più cari e fedeli lettori, il mio adorato SpringHeeledJ, in uno dei suoi commenti a questo post.
Certo, avrei potuto scrivere che ero stata contattata dai marziani, che avevo fatto al cacca più grande del mondo, che Berlusconi mi è diventato improvvisamente simpatico, ma non credo che ci sareste cascati. Rendendo privato il blog per qualche ora, invece, ci hanno creduto tutti. Evidentemente la fama del mio egocentrismo mi precede. Hihihihi...


La frase che alcuni di Voi hanno trovato passando di qui è stata questa:

Per la malacreanza di pochi ho deciso di punire tutti. Da questo momento la lettura del mio blog sarà solo per gente civile. Se volete partecipare non scrivete a me in pvt, ma a SpringHeeledJ. Infatti è colpa sua se mi eclisso. Se volete leggere il mio blog scrivete a lui, non a me. I pvt che riceverò in tal senso saranno da me sistematicamente cancellati senza essere letti. A tutti coloro che passano di qui un caloroso "Saluto merchesiano post coitum" comunque.

Da allora c'è stato uno scambio concitato in privato tra il mio adorato SHDJ e me, dove devo confessare che il carissimo P. ha dimostrato una dialettica fuori dal comune nonché un notevole autocontrollo. L'ho veramente smaronato! L'ho accusato di ogni bruttura del mondo. Ancora un po' e lo rendevo responsabile anche del buco dell'ozono.

Da quella grandissima bastarda che sono ho coinvolto anche le deliziose Angelfly, Amelia e Cordapazza nello scherzo, che gli hanno scritto in privato accusandolo di avermi fatto un torto grandissimo. Si è comportato da Signore anche con loro, nonostante un paio di loro (non farò nomi per decenza) l'avessero aggredito a male parole. Era per scherzo SHDJ, gioia mia, mio meraviglioso, attento e fedele lettore. BUON PESCE D'APRILE. Vi adoro!

Nella rete dello scherzo è caduto involontariamente anche lo splendido BAFFO, che ha trascorso mezzora in chat cazziandomi, dicendomi che certe cose non si fanno, non si chiude il blog per colpa di uno, che dovrei smetterla di fare la maestrina dalla penna rossa ecc ecc. BUON PESCE D'APRILE anche a Voi, Baffo mio.


Eh, miei cari, sono scherzi divertenti, soprattutto quando riguardano i maschi. L'unica cosa che mi dispiace è lo spreco... Forse avrei dovuto usare i due pesci in questione in modo diverso. Non trovate figliole? Anch
e senza i cinque pani...


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venerdì, 28 marzo 2008

Dell'amore

Carissimi

che io sia un'amore di donna è fuori discussione. Chi ha l'immensa fortuna di conoscemi lo sa, ha avuto modo di verificare quanto ciò corrisponda a verità. E non mi limito a questo. Sono anche bellissima, intelligentissima, e soprattutto apotropaica. Chi passa di qui rimane segnato. Nel bene, naturalmente, perché io sono SOLO benefica. Anche bene- fica, ma quella è un'altra cosa.


Apotropaica dicevo, cioè porto molta fortuna. Per esempio, se qualcuno desidera ardentemente qualcosa basta che lo pensi e che pronunci lentamente e sottovoce "Merchesa... Merchesa... Merchesa..." per tre volte che il desiderio si avvera. C'è gente che mi invoca quando deve avere rapporti amorosi per evitare il fallimento. Sono meglio di un Viagra.

E' importante il rapporto sessuale, ovvio, ma senza amore vale di meno. Ecco perché chi si incontra qui si innamora anche.

Ho scoperto oggi, con mia immensa gioia, che due amici si sono innamorati. "Che c'è di strano?" si chiederanno i più infingardi, "la gente si innamora di continuo". Eccerto, ma questi due si sono innamorati tramite il mio blog!


Conosco Lei da 4 anni. E' una delle mie più vecchie web amiche. E' una delle poche persone che ho conosciuto dal vivo, oltrepassando il valico del virtuale. Le voglio molto bene. Conosco le sue vicissitudini e Lei le mie. Siamo state e siamo ancora molto vicine.
Conosco Lui da due anni. E' un tipo onesto e sincero, una bella persona. Non siamo in grandisima confidenza, ma il saluto reciproco in chat non manca mai.
Lui e Lei, gentili amici, si sono conosciuti attraverso il mio blog. Mi leggono entrambi, mi commentano, si sono scambiati pvt, gli indirizzi di chat, e.... ed è scoppiato l'ammmore. Che c'è di strano Vi chiedete? Di strano nulla, è che io oggi sono felice. Per loro, perché voglio loro molto bene, e per me, perché ancora una volta ho la conferma che dal mio amore di blog non poteva che scaturire un rapporto d'amore.


Amore, signori miei, mica pizza e fichi!!! Tzè...