venerdì, 17 ottobre 2008
Delle sorprese di Merchesa TRIS

Carissimi

sono un genio, lo so. A volte incompresa come quasi tutti i genialoidi. Un esempio? L'amato ZOP ha bocciato i seguenti neologismi da me coniati. E solo perché non li aveva capiti. Ce ne sono alcuni che, secondo me, sono persino più belli di quelli da lui postati sul blog di Bookswebtv nel gioco del Librizionario.


Buon divertimento, figli miei.

libromùro, s.m. testo religioso propedeutico la cui lettura aiuta a tenere a bada sconvenienti impulsi sessuali. Obbligatorio nei Seminari Diocesiani.

 

librontosàuro, s.m. testo scolastico usato usato dai cavernicoli nell’era pregelminiana. Purtroppo non sono rimaste tracce dei grembiuli in pelle di mammut.

 

Libròntolo, s.m. saggio di protesta sulla condizione di vita degli abitanti del bosco. Il preferito da Biancaneve.

 

Librìdge, s.m. testo che raccoglie dati, disegni e opinioni sul Ponte di Messina. La Destra è favorevole la Sinistra contraria: vince chi riesce a mantenere l’impegno.

 

Libric-à-brac, s.m., fr, bancarella di libri usati.

 

Libriccòne, s.m. ladro di libri.

 

Librigante, s.m. ladro di libri meridionale.

 

Libriòche, s.f., fr. testo sulla regina Maria Antonietta e il suo rapporto col cibo - in particolare pane e pasticceria- nel periodo  ante Rivoluzione Francese.

 

Librisée, s.f., fr. incunabolo antico assai delicato che si sbriciola al tatto.

 

Libritànnico, s.m. testo di enologia in lingua inglese.

 

Librìxia, s.f. casa editrice bresciana.

 

Libròcco, s.m. discutibile e incompleto manuale sull’equitazione.

 

Libroccolétto, s.m. testo informativo su programmi, funzioni, metodiche della CEE.

 

Librodàme, s.f. uno degli sciapi romanzi di Liala, dama della letteratura rosa.

 

Librodétto, s.m. audiolibro di cucina dedicato alla preparazione del pesce azzurro.

 

Libròwser, s.m. ipertesto.

 

Equilìbrio, s.m. 1. testo politically correct, ma anche cerchiobottista. 2. biografia di Roberto Cavalli.

 

Libriatòre, s.m. autobiografia non autorizzata di Elisabetta Gregoraci.

 

Libròmg, s.m. ingl. testo modificato geneticamente da un editor invadente.

 

Librònu, s.m. testo di importanza mondiale sul problema della Nettezza Urbana napoletana, inspiegabilmente stampato a Nuoro.

 

Abbecedàrio, s.m. per la burocrazia. Dario Abbece per tutti gli altri.

 

Palinsèsto, s.m. manoscritto di pergamena antichissimo, attribuito a Nostradamus, in cui si sostiene che una candidata alla VicePresidenza USA (non sono fatti nomi) rischia di avere il sesto figlio se non impara altri passatempi serali. L’indovino suggerisce appunto la lettura in alternativa al sesso non protetto. Malelingue moderne hanno suggerito che Nostradamus si riferisse a Sarah Palin, attuale candidata alla VicePresidenza  USA.

 

Almanàcco, s.m. testo religioso contenente indicazioni giornaliere per la salvezza dell’anima.

 

Bibliofilìa, s.f. perversione sessuale propria di chi riesce a fare sesso solo leggendo contemporaneamente.

 

Glossatore, s.m. chi non riesce a leggere se prima non si è messo il lucidalabbra. Detto specialmente di femmina adolescente.

 

 

 

postato da: merchesadixit alle ore 20:03 | Permalink | commenti (15)
categoria:dei calembour, della vita di merchesa, della scrittura
martedì, 14 ottobre 2008
Delle sorprese di Merchesa BIS

Carissimi

eccomi qui, ancora in tutto il mio splendore, per tutti Voi.

Un elenco di neologismi tutti miei per il gioco di Bookswebtv. Di seguito. Godetene, miei cari:


rom-ànzo, sm. testo nomade e libero, anzi: liberato. Spesso oggetto di Book Crossing.

 

librillàre, v. tr. editare un libro dal successo esplosivo.

 

librillànte, agg. libro prezioso utilizzato al posto di un anello di fidanzamento secondo un'usanza in voga tra radical chic.

 

Libriànza, regione italiana del nord caratterizzata dalla più alta percentuale di pubblicazioni editoriali.

 

libriccòne, s.m. riferito a chi non restituisce un libro prestato. Con accezione scherzosa.

 

librigànte, s.m. ladro di libri.

 

librìciola, s.f. 1) libro di cucina per formiche. 2) Celebre testo in cui è narrata la biografia di Pollicino.

 

librìdo [2], s.m. libro scritto in due lingue: testo a fronte e traduzione.

 

libricolage, s.m, di origine francese, passatempo di chi si confeziona da sé il proprio libro: scrittura, stampa, rilegatura, sino alla pubblicazione (spesso virtuale) mediante lulu.com e simili.

 

attaccar lìbriga, locuz. discussione animata su un testo da parte di due critici letterari che la pensano in modo opposto.

 

librigantìno, s.m. testo sul diritto navale.

 

librìo, s.m. pubblicazione assai vivace, spiritosa o divertente.

 

libriologìa, s.f. [gener.] la disciplina che studia i libri. [part.] Settore della botanica che studia specificamente le piante con cui si produce la carta (papiro, canapa e altre).


librìscola, s.f. gioco che si fa con le pagine dei libri di scuola come fossero carte. Locuz.: due di libriscola, riferito a testi scolastici venduti sempre in coppia (sussidiario ed eserciziario) considerati di scarso valore.

 

libristol, s.m. testo scolastico di inglese per fighetti.

 

librìvido, s.m. 1) intensa emozione provata durante la lettura di un thriller [cfr libridine]. 2) Ematoma causato dall'urto con un libro o una libreria.

 

librizzolàto, agg. riferito a un libro non più recente ma non per questo privo di fascino. Spregiativo: sin. di libro anacronistico.

 

librodàglia, s.f. epiteto per indicare un testo senza sapore, insulso e prolisso.

 

libròker, s.m ingl. pubblicazione in formato economico che sta comodamente in borsa.

 

libronchìte, s.f. asma da polvere che colpisce in genere i topi di biblioteca [vedi ->].

 

topa da biblioteca, locuz. per disegnare una frequentatrice di biblioteche molto avvenente.

limbronciàto agg. chi mette il muso e si annoia in quanto è rimasto senza libri da leggere.

 

libronscopìa, agg. esame approfondito di analisi del testo.

 

libbronzàto, agg. riferito alla caratteristica abbronzatura del corpo incompleta, a causa dell'ombra proiettata da un libro, tipica dei lettori da spiaggia.

 

sàggio, agg. riferito a chi scrive un libro con la mano destra, indicando contemporaneamente la luna con la sinistra. Viceversa se mancino.

martedì, 07 ottobre 2008
Delle sorprese di Merchesa

Raffaella Carra:

Carissimi lettori del blog di Merchesa

è con immenso piacere che ho l'onore di annunciarvi che...

MERCHESA E' QUIIII.

PS Si consiglia di cliccare sulla scritta soprastante onde evitare figuracce.
venerdì, 29 agosto 2008
Della logica tra amici

iBorisse - Mi sono accorto che spesso sono molto approssimativo nelle cose che faccio.Me ne sono reso conto in questi giorni mentre prendevo le misure per comprare il legno necessario a costruire una piccola libreria.
Ogni volta che compro compensato, tavole e affini finisce sempre che mi manca o mi avanza del legno.Questa volta però ero deciso a fare le cose per bene, in maniera scientifica.(omissis) A questo punto sono andato all’Ikea e ho comprato una billy. Che ne dite Esimia?

Merchesa - Interessante... E questo fatto mi suggerisce una domanda, caro amico. Ma all'Ikea se la libreria si chiama Billy la scrivania si chiamerà Monica?

iBorisse - Esìmia, siete una donna molto saggia.

Merchesa - Figliolo, visto l'intensità con cui scopo direi che sono più una donna saggina!

iBorisse - Merchesa, Voi siete una donna dotata di buonumore e di buon umore.


Merchesa - Questo sì che è uno splendido epitaffio!
mercoledì, 04 giugno 2008
Delle strabilianti scoperte di Merchesa

Carissimi

succede a volte nella vita ciò che avete sempre ritenuto impossibile. Vi può capitare di leggere il Vostro destino e il senso della Vostra vita non nei fondi di caffè o tramite i Tarocchi - sistemi arcaici e poco merchesiani - ma può darsi che la vita Vi venga incontro con tutti i suoi significati attraverso oggetti inaspettati e che diventano improvvisamente "simboli" del Vostro vivere.


Per esempio, la Vostra amatissima Merchesa ha scoperto il senso del suo scrivere grazie a un assorbente igienico usato da un'altra femmina.

E non assumete quell'aria schifata per favore che ci sono uomini che farebbero carte false per stare 5 o 6 giorni al mese a contatto 24 ore su 24 con una patata. C'è gente che regalerebbe il proprio regno per diventare un Tampax!

Esattamente due mesi or sono la secondogenita della mia autrice ha festeggiato il proprio dodicesimo compleanno. Erano invitate solo femmine, ben 24.
"Mamma siamo in pochissime" le aveva detto la disgraziata "non faremo nessun danno, vedrai" aveva aggiunto profetica la piccola.
"Ma dove vi metto tutte e 24? Poi arrivano anche i cugini e saremo in trenta. Fa troppo freddo per andare in giardino. Come faremo?" aveva ribattuto stancamente la mia autrice.
"Dai mamma, la taverna è grande e poi le mie amiche non mangiano molto"
"Ferma lì! Non vorrai dirmi che le hai invitate anche a cena!"
"Mamma, ma tu sei bravisssssssssssima a cucinare".
Spudorata!
Insomma si è preparato il convivio. Tutte in taverna -  zona off limits per i grandi - balli e canti, urli, cadute e pianti come una normalissima festa di compleanno adolescenziale. Sembrava tutto finito lì e invece...


Invece il water del bagno che serve la taverna ha iniziato a scaricare male.
"Che cazzo hai fatto in quel wc?" ha chiesto molto logicamente la mia autrice al gentile consorte.
"Secondo te?" ha risposto seccamente il pater familias.
"Sei sempre il solito" ha ribattuto la nostra. E non siamo ancora riuscite a capire in quali abitudini malsane si perda il pover'uomo. Ci sono famiglie che si sono disintegrate per molto meno, credetemi.


E' stato allora richiesto l'intervento dell'idraulico.
"Signora, mi dispiace dirglielo ma è stato gettato un assorbente nel wc che ha otturato tutto. Guardi che il danno è notevole. Dovrà far vuotare la biologica. Fanno 480 Euro".
Sticazzi!


Quindi è stata la volta della ditta di espurghi.
Metri e metri di tubi nerastri, putridi e maleodoranti che dal giardino scendevano lungo lo scivolo, entravano in garage, passavano in studio e finivano nella biologica.


Già, la fossa biologica che si trova nello studio del piano di sotto, a fianco della taverna.

LA FOSSA BIOLOGICA!!!


La mia autrice era come ipnotizzata.
Era la prima volta che si rendeva conto dell'ubicazione del contenitore di tutte le  deiezioni familiari.

E' stato lì, di fronte a quei tubi, che la mia autrice ha preso consapevolezza che la sedia su cui si accomoda per scrivere poggia esattamente sul tombino della biologica. Da cinque anni, insomma, tutto ciò che la mia autrice "produce" in quel luogo risente di quella influenza, della "bioenergia" che arriva da quella cisterna piena di merda.

E' stato quindi grazie a un assorbente femminile usato che la mia autrice ha preso coscienza che tutto ciò che scrive non è generato dal proprio genio o dall'ispirazione, ma dall'osmosi!

Figlioli, io, Merchesa di Franciacorta,  sono il prodotto cerebrale di seghe mentali elaborate su un mucchio di merda!
venerdì, 30 maggio 2008

Dei tranelli di Merchesa

Carissimi

da molto tempo mi tormenta il dubbio di essere eccessivamente concettuale e cervellotica nello scrivere i miei post, di cedere all'ermetismo a volte, di prediligere una metodica di lavoro che prevede uno sforzo cerebrale nella comprensione di ciò che scrivo, fintamente leggero o unicamente divertente. Ma tant'è, sono fatta così, e ho deciso che non voglio essere diversa da quello che sono. Questa è la mia indole e non intendo snaturarmi per andare incontro a nessuno.Bastarda? Sempre!

Da troppo tempo mi tormentava il dubbio di non essere capita appieno. Mi rendevo conto che le mie battute suscitavano sì ilarità generale, ma che non ne veniva compresa – e quindi gustata – la complessità e la costruzione. E' importante questo? Forse per Voi no, ma per me sì. Dietro ogni “cazzata” che scrivo ci sono un notevole lavoro di ricerca e il tentativo di far combaciare i giochi di parole in mosaici lessicali e sintattici che o sono perfetti o non hanno ragione di esistere. Ammetto che questo mi ha portato, talvolta, ad eccessivi bizantinismi (notato la finezza?) ma lo scrivere in questo modo mi procura un piacere cerebrale a cui non saprei rinunciare. E questa, Signori, è l'espressione della mia creatività, di cui Voi avete l'onore di fruire.

Penso, scrivo ciò che mi piace, vengo letta, qual è il problema allora? Il punto è che io pensavo che il condividere con altri alcuni “gioielli” che ho scritto avrebbe aumentato la mia soddisfazione. Ecco perché ho aperto questo blog. Si scrive perché si hanno delle cose da dire, ovvio, ma anche per entrare in relazione con le persone. A questo servono i blog, altrimenti tanto varrebbe tenere un diario cartaceo. Invece mi ritrovo, ogni giorno che passa, a sentire che la mia frustrazione aumenta, invece di aumentare il mio piacere. E questo perché ho la consapevolezza di non essere compresa fino in fondo. Chi mi legge lo fa attentamente o sono io che sbaglio a valutare la qualità della loro lettura credendola superficiale? Già, perché non esiste solo una qualità della scrittura, Signori miei, esiste anche una qualità della lettura, senza la quale è inutile che vengano scritte cose pregevoli. Avete presente il “lettore ideale” di Eco? Ecco, una robettina del genere.

Era da tempo che pensavo ad un test per valutare l'attenzione che i miei venticinque lettori mettono passando di qui, Marchesadesade mi ha dato l'assist e io ne ho approfittato. “Scriviamo un Aforisma Merchesiano sbagliato” mi sono detta “ ci metto tutti i link corretti in modo che – con un minimo di riflessione- si arrivi a comprendere il mio errore. Facciamo 'sto test. Vediamo se mi leggono attentamente”. E infatti...

Se scrivo che la lingerie “La Perla” va usata solo con un vero porco e poi linko il detto evangelico “non gettate le perle ai porci” non mi sto forse platealmente contraddicendo? L'aforisma esatto avrebbe infatti dovuto essere “La lingerie La Perla non va indossata a vantaggio di un porco. E' buttata!”. Ma a chi importano queste sottigliezze, queste finezze, queste quisquilie? A me importano, accidenti! E scusate se è poco.

La precisione, la puntualità, la cura per i particolari non sono qualità che arrivano per caso. Sono conquiste e richiedono notevole lavoro. Ma che lo dico a fare in un paese che ha votato di nuovo Berlusconi? Ovvero l'approssimazione, la faciloneria al potere, il qualunquismo istituzionalizzato? Lavoro, precisione, attenzione, cura, sono ancora valori in questo Paese o no?! Lo sono mai stati?

Posso immaginare preventivamente talune obiezioni “Ma tu guarda questa... sbagliano a leggere uno dei suoi idiotissimi aforismi e ci fa una pippa sulla politica. Ma sarà presuntuosa?” Certo che sono boriosa, chi lo nega. Rimane il fatto che non tollero la superficialità e l'imprecisione, perché - gioie mie - chi non è preciso nelle piccole cose non lo è nemmeno nelle grandi. Un esempio? Il mio nick. Non è complicato, anzi, oserei dire che sfiora la banalità. Una nobildonna che è anche marchesa direi che rientra in quanto di più ovvio ci si possa aspettare. Il punto è che il mio nick non è Marchesa - e ce ne sono molte - ma MErchesa, e ci sono solo io. Che esagerata, penserete, in fondo cosa cambia se si mette una A al posto di una E? Cambia molto per me, perché M ed E sono le iniziali dei nomi delle mie due figlie. Sarò nostalgica e patetica fin che volete ma mi sono scelta questo nick anche in nome loro, e ricordarlo correttamente è un modo per rispettare me ma anche loro due. Ergo, pretendo che mi si chiami nel modo in cui ho deciso di essere chiamata.

Vedete miei cari, è che nella vita di ognuno può capitare che arrivi il giorno in cui una non le ha tutte a casa (brescianismo) e improvvisamente arrivi inaspettata la goccia che fa traboccare il vaso e alla suddetta giri vorticosamente l'ostrega. Sarà anche la sindrome premestruale fin che volete, ma mi sono veramente stancata di scrivere cose meravigliose che non vengono gustate. Non dico apprezzate ma gustate (molto diverso!), assaporate, con la stessa sensazione di uno pseudorgasmo mentale che si prova quando si assaggia un piatto sopraffino e raffinatissimo. Se cucino un timballo di pasta brisée ripieno di tagliatelle pasticciate con ragù di piccione e profumate al tartufo e Voi mi dite “Mica male sta torta di uccelli”, io mi incazzo. Sbaglierò, ma mi incazzo come una belva. Chiaro il concetto? Ecco, questa è Merchesa: un piatto raffinatissimo. Per il pane e salame (ancorché gustosissimo) rivolgersi altrove.

Un esempio di quanto sostengo? L'Aforisma 131. Diceva così “Il sesso limitato al solo lato B è B-anale”. “Carino” l'hanno definito. Carino? Carina lo dici a quella baldracca orba e sciancata di tua sorella, non al mio scritto. Dentro quell'Aforisma ci sono tante di quelle figure retoriche che metà bastano e tu mi dici “carino”? Ma fottiti tu e anche tua sorella! Nella posizione che prefertite, però. Rimango una accesa sotenitrice del libero arbitrio in queste “faccende”.

Merchesa: “un delicato equilibrio tra volgarità ed ascesi”, hanno detto di me. Credete sia facile mantenersi stabili su questo crinale? Non lo è, gioie mie. E quando ti chiamano in chat e ti dicono “MArchesa (ridaglie!) siete una donna di grande cul-tura” oppure “ siete magni-fica”, in moltissimi e per tre anni di seguito, sempre quelle battute, sempre uguali, una ha il diritto/dovere di esplodere.

Sono stata presuntuosa. Mi rileggo e me ne rendo conto. Volevo condividere la bellezza, ecco il mio errore. “La bellezza salverà il mondo” e io come un'Idiota ci ho creduto.Oddio, ripensandoci qualcuno che condiviso la “mia” bellezza, in effetti c'è stato. Magari copiandomi e non citandomi, ma questa è un'altra storia che meriterebbe un post a parte. E io trovo così grossier lamentarsi pubblicamente della scorrettezza altrui...

Miei cari, non essere riuscita ad educarVi alla bellezza del significato e del significante è per me motivo di grande dolore, lo considero un fallimento personale. Però non sono ancora morta... A 95 non dispero che succeda presto, ma per ora sono ancora qui. E fino a che sono qui, Vi tocco! (Nel senso che Vi tocca sopportarmi. Che avevate capito eh, maliziosetti?).