Dei tranelli di Merchesa
Carissimi
da molto tempo mi tormenta il dubbio di essere eccessivamente concettuale e cervellotica nello scrivere i miei post, di cedere all'ermetismo a volte, di prediligere una metodica di lavoro che prevede uno sforzo cerebrale nella comprensione di ciò che scrivo, fintamente leggero o unicamente divertente. Ma tant'è, sono fatta così, e ho deciso che non voglio essere diversa da quello che sono. Questa è la mia indole e non intendo snaturarmi per andare incontro a nessuno.Bastarda? Sempre!
Da troppo tempo mi tormentava il dubbio di non essere capita appieno. Mi rendevo conto che le mie battute suscitavano sì ilarità generale, ma che non ne veniva compresa – e quindi gustata – la complessità e la costruzione. E' importante questo? Forse per Voi no, ma per me sì. Dietro ogni “cazzata” che scrivo ci sono un notevole lavoro di ricerca e il tentativo di far combaciare i giochi di parole in mosaici lessicali e sintattici che o sono perfetti o non hanno ragione di esistere. Ammetto che questo mi ha portato, talvolta, ad eccessivi bizantinismi (notato la finezza?) ma lo scrivere in questo modo mi procura un piacere cerebrale a cui non saprei rinunciare. E questa, Signori, è l'espressione della mia creatività, di cui Voi avete l'onore di fruire.
Penso, scrivo ciò che mi piace, vengo letta, qual è il problema allora? Il punto è che io pensavo che il condividere con altri alcuni “gioielli” che ho scritto avrebbe aumentato la mia soddisfazione. Ecco perché ho aperto questo blog. Si scrive perché si hanno delle cose da dire, ovvio, ma anche per entrare in relazione con le persone. A questo servono i blog, altrimenti tanto varrebbe tenere un diario cartaceo. Invece mi ritrovo, ogni giorno che passa, a sentire che la mia frustrazione aumenta, invece di aumentare il mio piacere. E questo perché ho la consapevolezza di non essere compresa fino in fondo. Chi mi legge lo fa attentamente o sono io che sbaglio a valutare la qualità della loro lettura credendola superficiale? Già, perché non esiste solo una qualità della scrittura, Signori miei, esiste anche una qualità della lettura, senza la quale è inutile che vengano scritte cose pregevoli. Avete presente il “lettore ideale” di Eco? Ecco, una robettina del genere.
Era da tempo che pensavo ad un test per valutare l'attenzione che i miei venticinque lettori mettono passando di qui, Marchesadesade mi ha dato l'assist e io ne ho approfittato. “Scriviamo un Aforisma Merchesiano sbagliato” mi sono detta “ ci metto tutti i link corretti in modo che – con un minimo di riflessione- si arrivi a comprendere il mio errore. Facciamo 'sto test. Vediamo se mi leggono attentamente”. E infatti...
Se scrivo che la lingerie “La Perla” va usata solo con un vero porco e poi linko il detto evangelico “non gettate le perle ai porci” non mi sto forse platealmente contraddicendo? L'aforisma esatto avrebbe infatti dovuto essere “La lingerie La Perla non va indossata a vantaggio di un porco. E' buttata!”. Ma a chi importano queste sottigliezze, queste finezze, queste quisquilie? A me importano, accidenti! E scusate se è poco.
La precisione, la puntualità, la cura per i particolari non sono qualità che arrivano per caso. Sono conquiste e richiedono notevole lavoro. Ma che lo dico a fare in un paese che ha votato di nuovo Berlusconi? Ovvero l'approssimazione, la faciloneria al potere, il qualunquismo istituzionalizzato? Lavoro, precisione, attenzione, cura, sono ancora valori in questo Paese o no?! Lo sono mai stati?
Posso immaginare preventivamente talune obiezioni “Ma tu guarda questa... sbagliano a leggere uno dei suoi idiotissimi aforismi e ci fa una pippa sulla politica. Ma sarà presuntuosa?” Certo che sono boriosa, chi lo nega. Rimane il fatto che non tollero la superficialità e l'imprecisione, perché - gioie mie - chi non è preciso nelle piccole cose non lo è nemmeno nelle grandi. Un esempio? Il mio nick. Non è complicato, anzi, oserei dire che sfiora la banalità. Una nobildonna che è anche marchesa direi che rientra in quanto di più ovvio ci si possa aspettare. Il punto è che il mio nick non è Marchesa - e ce ne sono molte - ma MErchesa, e ci sono solo io. Che esagerata, penserete, in fondo cosa cambia se si mette una A al posto di una E? Cambia molto per me, perché M ed E sono le iniziali dei nomi delle mie due figlie. Sarò nostalgica e patetica fin che volete ma mi sono scelta questo nick anche in nome loro, e ricordarlo correttamente è un modo per rispettare me ma anche loro due. Ergo, pretendo che mi si chiami nel modo in cui ho deciso di essere chiamata.
Vedete miei cari, è che nella vita di ognuno può capitare che arrivi il giorno in cui una non le ha tutte a casa (brescianismo) e improvvisamente arrivi inaspettata la goccia che fa traboccare il vaso e alla suddetta giri vorticosamente l'ostrega. Sarà anche la sindrome premestruale fin che volete, ma mi sono veramente stancata di scrivere cose meravigliose che non vengono gustate. Non dico apprezzate ma gustate (molto diverso!), assaporate, con la stessa sensazione di uno pseudorgasmo mentale che si prova quando si assaggia un piatto sopraffino e raffinatissimo. Se cucino un timballo di pasta brisée ripieno di tagliatelle pasticciate con ragù di piccione e profumate al tartufo e Voi mi dite “Mica male sta torta di uccelli”, io mi incazzo. Sbaglierò, ma mi incazzo come una belva. Chiaro il concetto? Ecco, questa è Merchesa: un piatto raffinatissimo. Per il pane e salame (ancorché gustosissimo) rivolgersi altrove.
Un esempio di quanto sostengo? L'Aforisma 131. Diceva così “Il sesso limitato al solo lato B è B-anale”. “Carino” l'hanno definito. Carino? Carina lo dici a quella baldracca orba e sciancata di tua sorella, non al mio scritto. Dentro quell'Aforisma ci sono tante di quelle figure retoriche che metà bastano e tu mi dici “carino”? Ma fottiti tu e anche tua sorella! Nella posizione che prefertite, però. Rimango una accesa sotenitrice del libero arbitrio in queste “faccende”.
Merchesa: “un delicato equilibrio tra volgarità ed ascesi”, hanno detto di me. Credete sia facile mantenersi stabili su questo crinale? Non lo è, gioie mie. E quando ti chiamano in chat e ti dicono “MArchesa (ridaglie!) siete una donna di grande cul-tura” oppure “ siete magni-fica”, in moltissimi e per tre anni di seguito, sempre quelle battute, sempre uguali, una ha il diritto/dovere di esplodere.
Sono stata presuntuosa. Mi rileggo e me ne rendo conto. Volevo condividere la bellezza, ecco il mio errore. “La bellezza salverà il mondo” e io come un'Idiota ci ho creduto.Oddio, ripensandoci qualcuno che condiviso la “mia” bellezza, in effetti c'è stato. Magari copiandomi e non citandomi, ma questa è un'altra storia che meriterebbe un post a parte. E io trovo così grossier lamentarsi pubblicamente della scorrettezza altrui...
Miei cari, non essere riuscita ad educarVi alla bellezza del significato e del significante è per me motivo di grande dolore, lo considero un fallimento personale. Però non sono ancora morta... A 95 non dispero che succeda presto, ma per ora sono ancora qui. E fino a che sono qui, Vi tocco! (Nel senso che Vi tocca sopportarmi. Che avevate capito eh, maliziosetti?).