martedì, 14 ottobre 2008
Delle sorprese di Merchesa BIS

Carissimi

eccomi qui, ancora in tutto il mio splendore, per tutti Voi.

Un elenco di neologismi tutti miei per il gioco di Bookswebtv. Di seguito. Godetene, miei cari:


rom-ànzo, sm. testo nomade e libero, anzi: liberato. Spesso oggetto di Book Crossing.

 

librillàre, v. tr. editare un libro dal successo esplosivo.

 

librillànte, agg. libro prezioso utilizzato al posto di un anello di fidanzamento secondo un'usanza in voga tra radical chic.

 

Libriànza, regione italiana del nord caratterizzata dalla più alta percentuale di pubblicazioni editoriali.

 

libriccòne, s.m. riferito a chi non restituisce un libro prestato. Con accezione scherzosa.

 

librigànte, s.m. ladro di libri.

 

librìciola, s.f. 1) libro di cucina per formiche. 2) Celebre testo in cui è narrata la biografia di Pollicino.

 

librìdo [2], s.m. libro scritto in due lingue: testo a fronte e traduzione.

 

libricolage, s.m, di origine francese, passatempo di chi si confeziona da sé il proprio libro: scrittura, stampa, rilegatura, sino alla pubblicazione (spesso virtuale) mediante lulu.com e simili.

 

attaccar lìbriga, locuz. discussione animata su un testo da parte di due critici letterari che la pensano in modo opposto.

 

librigantìno, s.m. testo sul diritto navale.

 

librìo, s.m. pubblicazione assai vivace, spiritosa o divertente.

 

libriologìa, s.f. [gener.] la disciplina che studia i libri. [part.] Settore della botanica che studia specificamente le piante con cui si produce la carta (papiro, canapa e altre).


librìscola, s.f. gioco che si fa con le pagine dei libri di scuola come fossero carte. Locuz.: due di libriscola, riferito a testi scolastici venduti sempre in coppia (sussidiario ed eserciziario) considerati di scarso valore.

 

libristol, s.m. testo scolastico di inglese per fighetti.

 

librìvido, s.m. 1) intensa emozione provata durante la lettura di un thriller [cfr libridine]. 2) Ematoma causato dall'urto con un libro o una libreria.

 

librizzolàto, agg. riferito a un libro non più recente ma non per questo privo di fascino. Spregiativo: sin. di libro anacronistico.

 

librodàglia, s.f. epiteto per indicare un testo senza sapore, insulso e prolisso.

 

libròker, s.m ingl. pubblicazione in formato economico che sta comodamente in borsa.

 

libronchìte, s.f. asma da polvere che colpisce in genere i topi di biblioteca [vedi ->].

 

topa da biblioteca, locuz. per disegnare una frequentatrice di biblioteche molto avvenente.

limbronciàto agg. chi mette il muso e si annoia in quanto è rimasto senza libri da leggere.

 

libronscopìa, agg. esame approfondito di analisi del testo.

 

libbronzàto, agg. riferito alla caratteristica abbronzatura del corpo incompleta, a causa dell'ombra proiettata da un libro, tipica dei lettori da spiaggia.

 

sàggio, agg. riferito a chi scrive un libro con la mano destra, indicando contemporaneamente la luna con la sinistra. Viceversa se mancino.

martedì, 07 ottobre 2008
Delle sorprese di Merchesa

Raffaella Carra:

Carissimi lettori del blog di Merchesa

è con immenso piacere che ho l'onore di annunciarvi che...

MERCHESA E' QUIIII.

PS Si consiglia di cliccare sulla scritta soprastante onde evitare figuracce.
sabato, 21 giugno 2008
Delle soluzioni storiografiche

Carissimi

buone notizie nel campo della ricerca accademica. Il revisionismo storiografico ha finalmente trovato il modo per equiparare Destra e Sinistra. D'ora in poi le targhe commemorative saranno alterne!
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categoria:della politica, dei calembour, della cultura
lunedì, 21 aprile 2008
Delle catenedisantantonio

Carissimi

non ho mai capito cosa c'entri Sant'Antonio con le catene. Che fosse un master bdsm? O uno slave? Non lo so. Sta di fatto che le odio e di solito evito di farne parte. L'unica volta che vi ho partecipato era perché era stata da me inventata, ma non ebbe molto seguito. Troppo complicata, concettuale, grottesca e quindi poco comprensibile, come quasi  tutto ciò che scrivo.


Ma c'è sempre una prima volta. Il caro Ferlinghetti stamattina alle 10. 32 non aveva di meglio da fare che coinvolgermi. E tutto questo perché avevo scritto nel blog di Mardesade che odio queste catene. Carino no?

Immagino già le Vostre facce stupite "Ma Merchesa, se non Vi va perché rispondete?". Ve lo dico figlioli. Partecipo alla catena perché Ferlinghetti è anche il cognome di quel poeta americano della Beat Generation che era originario della città dove abito. E qui ha ancora i parenti. In realtà vivono nella mia città anche i parenti di Fabio Volo (come qualcuno di Voi estremamente carino, ma di cui non farò il nome, non fa che ricordarmi), ma non vorrei vantarmene troppo (sigh). E comunque nella mia città vi abito io. Mi pare che basti e avanzi!

Passiamo alla catenella.

REGOLAMENTO:
- indicare il link di chi vi ha coinvolti
- inserire il regolamento del gioco sul blog
- citare sei cose che vi piace fare e perchè
- coinvolgere altre sei persone
- comunicare l'invito sul loro blog


Le sei cose che amo fare di più sono:

1 INTERROMPERE LE CATENE DI SANT'ANTONIO

Non posso fare nulla per interrompere questa che ho già iniziato, ma mi propongo di coinvolgere un solo partecipante, in nome di Fabio Volo: Il Linchetto. Vado sul sicuro perché sono più che certa che non continuerà la catena. Hihihihi...

2 ROMPERE I COGLIONI

A chiunque, indistintamente. Non valgono né razza, né religione, né partito politico. Il sesso però sì. Rompo i coglioni più frequentemente e con maggiore goduria ai maschi. Forse perché ce li hanno proprio e mi piace passare dalla metafora all'azione. Chissà... Sono una provocatrice nata e mi piace provare di continuo i limiti degli altri, soprattutto dei maschietti che mi leggono. Anche le donne, ma quelle abboccano subito e mi divertono molto meno.

3 BALLARE

Non esistono scuole né passi né norme da seguire. Lascio che la musica, rigorosamente a palla, mi scenda nel corpo e me lo colori. Di solito parte dall'alto, dalla testa, poi scende adagio e la sento vibrare in tutti gli organi. Allora chiudo gli occhi e il mio corpo si muove al suo ritmo. E' amore, è sesso, è celebrazione di tutti i riti del mondo. Sono lì da sola e comunico con tutto il mondo attraverso il mio corpo. Il ballo per me è una preghiera.

4 LEGGERE
Mi cullo ancora nell'illusione che dentro i libri troverò le risposte che cerco, come quando ero adolescente. Ogni tanto ci ricasco. Eppure lo so bene che dentro i libri non ci sono risposte ma che quelle sono dentro di noi. Nei libri casomai troviamo le domande. Ciò che più mi piace del leggere è la possibilità che ti dà di conoscere l'anima profonda delle persone. Se qualcuno ti dice "il mio libro preferito è XXX" la cosa più bella è non averlo ancora letto. Lo cerco in biblioteca, lo leggo, e alla fine ho capito molto di più dell'anima di chi me l'ha consigliato. Leggere è condividere.

5 CAMMINARE
Ovunque, dovunque, in ogni tempo e momento. I miei piedi piatti mi hanno portato ovunque. Di camminare non mi stanco mai. Potrei girare il mondo sui miei piedi. I miei piedi, le mie radici, i miei antenati sotto i miei piedi. E io mi elevo verso il cielo grazie a loro. C'è chi dice che sia questa la reincarnazione, avere le vite dei nostri avi nel DNA.

6 CUCINARE

Prendere la materia prima, studiarla, entrare in contatto con lei attraverso tutti i sensi. Guardare, toccare, annusare, celebrare il cibo attraverso questi riti. E dopo essere entrata in confidenza con questa materia prima, dopo averle parlato, dopo averne carpiti i segreti, modificarne la struttura. Cuocere è molto di più che mettere qualcosa su un fuoco: è modificarne lo stato. Ecco perché bisogna avere molto rispetto del cibo, quando si cucina e quando si mangia. Cucinare per me è importante soprattutto se lo faccio per chi amo. E' una specie di dono il mio, un dono di me. Dono il mio tempo, la mia attenzione, il mio talento. Porgere il cibo è un gesto sacro, come pregare. Come ballare.

Come scrivere per gli altri.

PS A dimostrazione di come io sia sensibile al punto 2 dell'elenco di cui sopra mi vedo costretta a coinvolgere nella catena, anche se tardivamente, i carissimi Mexjcan e Fedifrago. Il secondo perché così impara a darmi ragione quando dovrebbe adularmi, il primo - invece - perché non si può essere tanto fighetti da chiedermi in chat "Scusa, ma chi è Fabio Volo?". Così imparano entrambi! Eh, figlioli, cosa sarebbe la Vostra vita senza Merchesa?

lunedì, 31 marzo 2008
Della scienza merchesiana applicata

Carissimi

un astronomo iracheno sostiene che la terra sia piatta.

Piatta? E le montagne allora? Solo l'Himalaya val bene una quinta!
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categoria:della religione, dei calembour, della cultura, della società
martedì, 25 marzo 2008
Delle vacanze di Merchesa

Carissimi

eccomi di ritorno dalle mie ferie pasquali per il Vostro sommo gaudio. E per deliziarVi ulteriormente non mi resta che raccontarVi le mie ferie. Un po' come quando si mostrano le diapositive dei nostri viaggi agli amici. Non trovate sia egualmente divertente?


Comincerei con un rapido paragone tra il viaggio d'andata e quello di ritorno. Tre ore venerdì pomeriggio per raggiungere la Toscana dalla Franciacorta e sette di ritorno per raggiungere la Franciacorta dalla Toscana. Succede quando si viaggia con dei geni che decidono il rientro per il Lunedì di Pasquetta, giorno notoriamente dedicato agli ingorghi autostradali.

La permanenza in quei siti è stata piuttosto piacevole, se non fosse per il tempo  che ci ha regalato una Pasqua fuori dai soliti schemi metereologici.


Sabato sosta a Colle val d'Elsa. Graziosa cittadina da noi visitata velocemente. Sabato avevamo urgenze di tipo culinario da soddisfare. Allora, gambe sotto il tavolo e... ribollita, pappardelle al ragù di cinghiale, ravioli integrali al ripieno di capriolo e ribes, tagliata e rucola, semifreddo ai cantucci e vin santo, soufflè al cioccolato. Chianti, ovviamente.

Domenica a San Gimignano. Una giornata uggiosa come ne ho viste poche. Freddo, vento che sembrava Natale. Visita veloce della città, sguardo d'intesa tra i presenti e... gambe sotto il tavolo. Finocchiona, salame e prosciutto toscani, pane toscano, schiacciata al rosmarino, focaccia al pecorino e pomodoro fresco, dolce pasquale tipico del posto profumato all'anice. Chianti, ovviamente.

Lunedì è stata la volta di Volterra ( che meraviglia che fosse la terza località, altrimenti non avrei potuto scrivere "la volt-a di Volt-erra"). La mattina nevicava. Non ho mai patito tanto freddo come in questi posti. Visita veloce alla città, sguardo d'intesa tra i presenti e... gambe sotto il tavolo. Salumi misti di cinta senese, grigliata mista di cinta senese e agnello, fiorentina, bistecca di cinta senese con mele e castagne, cantucci e vin santo, torta imperiale al cioccolato. Chianti, ovviamente.

Chi ha detto che il senso preponderante del visitare luoghi sia la vista? Noi ci abbiamo dato dentro di gusto e olfatto stavolta. Non credo proprio che abbiamo fatto male. Quantomeno abbiamo una scusa per ritornare in quei posti, anche se ammetto che  non sono stata molto bene fisicamente, sentivo vibrazioni non mie. Pazienza...

A Pasqua, in tutto il mondo, Gesù è risorto.
A Pasqua, in Toscana, Gesù è "resort".

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categoria:dellamicizia, dei calembour, della cucina, della cultura, della vita di merchesa
venerdì, 21 marzo 2008
Degli auguri pasquali di Merchesa

Carissimi

il mio pc è tornato funzionante giusto in tempo per farVi i mei auguri. Potevate trascorrere una Santa Pasqua senza? Certo che no. Ecco allora che la tecnologia Vi è venuta in aiuto liberandomi da quel figlio di trojan che si era infilato nel Bios. Chissà a che chakra corrisponderà il Bios... primo o secondo? Lasciamo il dubbio a AMan. Ci passerà sopra tutta la Pasqua studiando il caso, se lo conosco bene.

Vorrei lasciarVi il mio più sentito augurio proprio in questo venerdì santo. Di solito è a Natale che si augura la pace, ma mai l'augurarvela mi è sembrato più appropriato che in questo periodo. Quando si legge in rete o sui giornali che si lotta per la pace si viene presi sempre da uno strano ottundimento, come se ci si trovasse di fronte  a una contraddizione in termini. E forse è proprio così. Forse i non violenti non sono su questa terra. Forse lo sono solo gli alieni. Chissà come si chiameranno gli alieni non violenti... Eta TiBeta?

Il mio riferimento al Tibet non è a caso. Siamo tutti spettatori di quello che lì sta succedendo. Anche il Papa, che se non incontra il Dalai Lama non è per motivi politici, echeccavolo. Sta lavorando anche per lui! Lo sappiamo tutti che il Santo Padre è molto attento ai diritti umani. Lo è molto di più all'ipotesi di rovesci divini, ma questa è un'altra storia. Più che tutto direi che li minaccia.

Il Papa ha fatto della difesa dei diritti umani la sua bandiera, sostiene il suo portavoce. Francamente leggendo i suoi comportamenti viene più il dubbio che sua Santità abbia alzato da tempo la bandiera bianca dei diritti umani... ma tant'è.

Dicono che Bush abbia dichiarato che lui a Pechino andrà comunque per le Olimpiadi. A fare che? Il lancio del piattello? Non si sa ancora in che disciplina ma è certo che scenderà in campo. Si vede che il libro di Tremonti sul pericolo cinese è già stato pubblicato anche lì.

Il Dalai Lama, come sapete, non vive in Tibet ma in India, dove è esiliato dopo l'occupazione cinese della sua terra. Da allora alcuni lo chiamano Dalai Cammello per la capacità di resistenza. Il Dalai Dromedario è rimasto in Tibet, perché non sputa nel piatto dove mangia, soprattutto se contiene anatra alla pechinese. Oggi, 21 marzo, in Tibet celebrano gli involtini primavera, tipico abbigliamento dei monaci tibetani.

Il lama è un animale che vive sulle Ande fin dai tempi della civiltà Inca. Ecco perché è abituato a Inca-ssare e non si Inca-zza mai. C'è che sostiene che in fondo sia un falso. Il lama è pur sempre un appartenente alla famiglia degli ungulati e diciamoci la verità, chi sfodera le unghie non può essere un pacifista! E tantomeno chi ricorda un'arma! Echeccavolo... Voi e il Vostro relativismo religioso...


BUONA PASQUA







lunedì, 31 dicembre 2007
Del virtuale

Carissimi

nella vita succedono cosa a volte che superano l'immaginazione e i racconti più strambi. Chi dice che la nostra storia non sia una comica? La mia autrice si è trovata in una situazione grottesca durante la cena del giorno di Santo Stefano. E' stata una cosa così singolare che non posso non parlarvene.


Location: taverna della mia autrice
Commensali: l'architetto, la moglie dell'architetto, l'accademico della cucina, la moglie dell'accademico, la mia autrice, suo marito, le due sorelle della mia autrice, i rispettivi mariti delle sorelle, i genitori della mia autrice.


L'architetto e la moglie sono cugini del padre della mia autrice. Sono un gruppo di parenti alquanto parvenue ma di tipo antico, di quelli che hanno imparato  a non esibire i soldi in prima battuta: solo in seconda. Per qualche misteriosa ragione non spiegabile al genere umano, questo ramo della parentela è assolutamente convinto che la mia autrice sia una capra ignorante, che non si intenda praticamente di nulla, che non legga, che si sia laureata per grazia ricevuta da Sant'Antonio (a Padova, ovviamente), e che trascorra il tempo libero tra il cucito e la cucina. Per onestà diremo che la mia autrice non ha fatto nulla perché questi parenti si convincessero  del contrario, anzi. Ha sempre ritenuto che l'essere considerata una capra ignorante la mettesse in una condizione di vantaggio rispetto a loro, un vantaggio a loro sconosciuto e non ha mai voluto sprecarlo. Inoltre ha sempre incoscientemente alimentato la fama di capra sostenendo di essersi laureata semplicemente perché si era sbocchianata tutta la commissione di laurea. Il dubbio che è rimasto ai parenti è se lo abbia fatto in ordine di età o alfabetico.

Ma torniamo alla cena di santo Stefano.
L'argomento è il cibo che viene offerto all'Albereta di Erbusco, ristorante del famoso Gualtiero Marchesi, posto dove tutti siamo andati a mangiare almeno una volta. Facile, dal momento che si trova in Franciacorta. Siamo tutti concordi nell'affermare che non si mangia bene in rapporto a quello che si paga. Il cibo è meno raffinato di quello che si racconta e le porzioni sono anoressiche.
A quel punto l'accademico della cucina descrive i piatti di Marchesi come i quadri di Carrà, dove conta la combinazione dei colori e viene meno l'interesse nei confronti del gusto. In effetti questa sembra una bella pastasciutta.
I discorsi si incrociano a tavola.
Più persone parlano contemporaneamente.
Il cognato della mia autrice chiama la sorella della mia autrice che non sente. La sorella non sente, la mia autrice sì. E infatti si volta leggermente verso la sorella e la chiama per nome: "Raffaella".
A quel punto la moglie dell'architetto insorge verso la mia autrice: "Parlavamo di Carrà il pittore, non della soubrette!"


Potete immaginare lo stupore della mia autrice. E' rimasta basita e ammutolita. Povera sciocca, soffe del complesso dell'escalier. Ci fossi stata io al suo posto avrei risposto così:

"Cara amica, conosciamo bene le opere di Carrà. Sappiamo che è un futurista e un cubista. Esattamente come la Carrà! Chi meglio di lei, infatti, ha portato sulle scene la rivoluzione con quell'ombelico esibito? Non era una manifesta guerra alla religione quella espressa così chiaramente nella rivoluzione dei costumi nazionali? E non era tipicamente marinettiana una delle canzoni più famose di Raffaella "Rumore"?  E il fatto che Raffaella abbia ballato sui cubi quando ancora non esisteva la lap dance non fa di lei un'antesignana del cubismo televisivo?"

Ma non c'ero io in quella taverna, c'era Francesca. E Francesca è rimasta in silenzio, allibita,  con la forchetta a mezz'aria.

BELIEVE ON SECOND LIFE, MY BABY, LET BELIEVE ON IT. BUT BE CAREFUL NOT TO DAMAGE YOURSELF!




giovedì, 06 dicembre 2007
Dei Rebus di Merchesa



            
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Non l'avete capita, lo so.
Il famigerato aiutino? Eccolo:

"Tutte le rivoluzioni cominciano per strada e finiscono a tavola". (Da La sua signora)

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categoria:della politica, dei calembour, della cultura, della società
mercoledì, 07 novembre 2007
Mercoledì 38 ottobre 2007

66 AFORISMA MERCHESIANO

In alcune nazioni la lap-idazione non è ristretta alle sole cubiste.
postato da: merchesadixit alle ore 13:17 | Permalink | commenti (14)
categoria:dei calembour, del costume, della cultura, della società, del sesso