martedì, 25 novembre 2008

Della violenza sulle donne

Carissimi

oggi, 25 novembre, è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Lo sapevate? Forse i più informati sì, ma temo che - invece - la maggior parte di Voi non ne sia a conoscenza. E non è nemmeno colpa Vostra.
Sabato scorso c'è stata una manifestazione a Roma. Hanno sfilato in migliaia per le strade della capitaleNel mondo, una donna su tre subisce maltrattamenti nell'ambiente familiare. '' Una ogni tre donne nel mondo sarà violentata, aggredita, forzata ad avere relazioni sessuali o sarà maltrattata altrimenti durante la sua vita '', così Noeleen Heyzer direttrice esecutiva di UNIFEM ( Fondo delle Nazioni Unite per la Donna).
Secondo l'ISTAT, in Italia più di 6 milioni e mezzo di donne ha subito una volta nella vita una forma di violenza fisica o sessuale. Da noi la violenza è la prima causa di morte o invalidità permanente delle donne tra i 14 e i 50 anni. Più del cancro. Più degli incidenti stradali. Ogni giorno sette donne sono prese a botte, oppure sono oggetto di ingiurie o subiscono abusi. Il 62 per cento delle donne è maltrattata dal partner o da persona conosciuta. E i casi più gravi di violenza si riscontrano nell'ambiente familiare, da parte di chi si ama o si è amato.

Qualche giorno fa:

- Hai sentito di Xxxxxx? - mi dice Daniela, la mia edicolante.

- No, che ha fatto? - rispondo.

- Si è separata. E pensare che due mesi fa è stata qui e si faceva meraviglia di Yyyyyy che si era appena separata pure lei.

- Anche Yyyyyyy si è separata? - chiedo stupita.

- Ceeeeeeeeerto. Po' à lé, la Vergine de Caravaggio! (1) - conferma Daniela con il suo vizio di strascicare le vocali alla bresciana - Vòt véder che le s'è tacàde sò? (2)

- Bisognerebbe conoscere le circostanze. Giudicare non è mai bello quando non si sa come stanno esattamente le cose - rispondo ostentando una saggezza che sono ben lontana dall'avere.

- Cose ghè chì de conòser. La gà maiàt fòra tòt al so òm e pò dopo l'è 'ndàda. (3)

- Chi l'è che s'è separàt turna? (4) - chiede una signora anziana che ha sentito il nostro parlare.

Daniela la ragguaglia. E sono spiegazioni complicate che comprendono i genitori di entrambi i separandi, i fratelli, i nonni - che la signora anziana conosceva - tanto che risultano persino parenti. Oh, ma alla lontana neh...

- Il problema è uno solo. Ha ragione il nostro Santo Padre. La gente si separa perché non ha più il valore della famiglia! - sostiene agguerrita la signora anziana. Il mio pensiero va inesorabilmente alla Carfagna. Anche lei ha sostenuto di avere la famiglia tra i suoi valori. La sua o quella di SB? Mah...

- Non tutte le famiglie sono uguali, signora - mi permetto di contraddirla - ce ne sono alcune che proprio stanno bene sciolte. E poi il papa parla tanto ma lui una mica se l'è fatta.

- Signora, il papa non può perché lui ha fatto il voto di castità (5), però ha ragione. Guardi, io quando ero giovane vivevo in una corte dove c'erano tante famiglie. C'erano alcune che poverine.... le jà ciapàa la matìna prima che l'òm al partìes e le jà ciapàa la sera quan chèl turnàa andrè (6). Che pena che mi facevano poverine.

- E mi dica signora, possono essere considerate famiglie quelle? O sono piuttosto luoghi di dolore? Sono davvero indissolubili quei legami? In nome di che cosa? Di un Dio a cui il papa ha la presunzione di dare voce? Ma Dio non è vero Amore? E cosa c'entrano le botte con l'amore?

Silenzio.

Ho riflettuto in questi giorni su quello scambio di idee avuto dalla mia edicolante. Ho ripensato a quelle donne, a tutte le donne del passato. A quelle rinchiuse in casa, a quelle costrette a lavorare col pancione e a partorire nei campi, mia suocera me ne parlava spesso.  A quelle costrette a fare figli a catena, che non potevano rifiutarsi perché era un dovere coniugale sacro. A quelle battute perché la minestra era troppo salata o troppo insipida. A quelle a cui veniva solo chiesto e non dato. Ho pensato a loro e alla loro vita. Ho immaginato le loro lacrime, sparse sui campi di lavoro e nelle cucine.
E allora ho concluso che una delle basi fondamentali della cucina mondiale, il soffritto, non sia nato solo dalla scoperta della bontà dell'ortaggio- cipolla, ma che sia stato anche un bell'alibi. Il soffritto come escamotage per quelle donne che con la scusa di tagliare cipolle lasciavano andare liberamente le loro lacrime e le giustificavano. E allora ho pensato di dedicare loro un aforisma, perché anche ridendo con loro - non di loro - a distanza di anni mi sento di allungare un fazzoletto virtuale per asciugarne un po'.



184 AFORISMA MERCHESIANO

Il soffritto è una invenzione strategica. Spacciato come base culinaria indispensabile  era invece un' astuzia per giustificare le lacrime femminili.



(1) Anche lei, la Vergine di Caravaggio, intesa come
la Madonna di una "ridente" cittadina in provincia di Bergamo verso cui molti bresciani fanno pellegrinaggi in richiesta di protezione e grazie. Va da sé che Daniela dà della vergine a Yyyyyyy in tono dispregiativo, intendendo invece il contrario.

(2) Vuoi vedere che trattasi di epidemia?

(3) Cosa c'è da sapere. Ha approfittato della florida condizione economica del marito e poi se n'è ita.

(4) Chi è che si è separato, di nuovo?

(5) Il papa e i sacerdoti diocesani non sono tenuti al voto di castità che invece è previsto per altri ordini.

(6) Le prendevano (botte) la mattina prima che il marito partisse per il lavoro e le prendevano di nuovo la sera quando tornava.

lunedì, 21 aprile 2008
Delle catenedisantantonio

Carissimi

non ho mai capito cosa c'entri Sant'Antonio con le catene. Che fosse un master bdsm? O uno slave? Non lo so. Sta di fatto che le odio e di solito evito di farne parte. L'unica volta che vi ho partecipato era perché era stata da me inventata, ma non ebbe molto seguito. Troppo complicata, concettuale, grottesca e quindi poco comprensibile, come quasi  tutto ciò che scrivo.


Ma c'è sempre una prima volta. Il caro Ferlinghetti stamattina alle 10. 32 non aveva di meglio da fare che coinvolgermi. E tutto questo perché avevo scritto nel blog di Mardesade che odio queste catene. Carino no?

Immagino già le Vostre facce stupite "Ma Merchesa, se non Vi va perché rispondete?". Ve lo dico figlioli. Partecipo alla catena perché Ferlinghetti è anche il cognome di quel poeta americano della Beat Generation che era originario della città dove abito. E qui ha ancora i parenti. In realtà vivono nella mia città anche i parenti di Fabio Volo (come qualcuno di Voi estremamente carino, ma di cui non farò il nome, non fa che ricordarmi), ma non vorrei vantarmene troppo (sigh). E comunque nella mia città vi abito io. Mi pare che basti e avanzi!

Passiamo alla catenella.

REGOLAMENTO:
- indicare il link di chi vi ha coinvolti
- inserire il regolamento del gioco sul blog
- citare sei cose che vi piace fare e perchè
- coinvolgere altre sei persone
- comunicare l'invito sul loro blog


Le sei cose che amo fare di più sono:

1 INTERROMPERE LE CATENE DI SANT'ANTONIO

Non posso fare nulla per interrompere questa che ho già iniziato, ma mi propongo di coinvolgere un solo partecipante, in nome di Fabio Volo: Il Linchetto. Vado sul sicuro perché sono più che certa che non continuerà la catena. Hihihihi...

2 ROMPERE I COGLIONI

A chiunque, indistintamente. Non valgono né razza, né religione, né partito politico. Il sesso però sì. Rompo i coglioni più frequentemente e con maggiore goduria ai maschi. Forse perché ce li hanno proprio e mi piace passare dalla metafora all'azione. Chissà... Sono una provocatrice nata e mi piace provare di continuo i limiti degli altri, soprattutto dei maschietti che mi leggono. Anche le donne, ma quelle abboccano subito e mi divertono molto meno.

3 BALLARE

Non esistono scuole né passi né norme da seguire. Lascio che la musica, rigorosamente a palla, mi scenda nel corpo e me lo colori. Di solito parte dall'alto, dalla testa, poi scende adagio e la sento vibrare in tutti gli organi. Allora chiudo gli occhi e il mio corpo si muove al suo ritmo. E' amore, è sesso, è celebrazione di tutti i riti del mondo. Sono lì da sola e comunico con tutto il mondo attraverso il mio corpo. Il ballo per me è una preghiera.

4 LEGGERE
Mi cullo ancora nell'illusione che dentro i libri troverò le risposte che cerco, come quando ero adolescente. Ogni tanto ci ricasco. Eppure lo so bene che dentro i libri non ci sono risposte ma che quelle sono dentro di noi. Nei libri casomai troviamo le domande. Ciò che più mi piace del leggere è la possibilità che ti dà di conoscere l'anima profonda delle persone. Se qualcuno ti dice "il mio libro preferito è XXX" la cosa più bella è non averlo ancora letto. Lo cerco in biblioteca, lo leggo, e alla fine ho capito molto di più dell'anima di chi me l'ha consigliato. Leggere è condividere.

5 CAMMINARE
Ovunque, dovunque, in ogni tempo e momento. I miei piedi piatti mi hanno portato ovunque. Di camminare non mi stanco mai. Potrei girare il mondo sui miei piedi. I miei piedi, le mie radici, i miei antenati sotto i miei piedi. E io mi elevo verso il cielo grazie a loro. C'è chi dice che sia questa la reincarnazione, avere le vite dei nostri avi nel DNA.

6 CUCINARE

Prendere la materia prima, studiarla, entrare in contatto con lei attraverso tutti i sensi. Guardare, toccare, annusare, celebrare il cibo attraverso questi riti. E dopo essere entrata in confidenza con questa materia prima, dopo averle parlato, dopo averne carpiti i segreti, modificarne la struttura. Cuocere è molto di più che mettere qualcosa su un fuoco: è modificarne lo stato. Ecco perché bisogna avere molto rispetto del cibo, quando si cucina e quando si mangia. Cucinare per me è importante soprattutto se lo faccio per chi amo. E' una specie di dono il mio, un dono di me. Dono il mio tempo, la mia attenzione, il mio talento. Porgere il cibo è un gesto sacro, come pregare. Come ballare.

Come scrivere per gli altri.

PS A dimostrazione di come io sia sensibile al punto 2 dell'elenco di cui sopra mi vedo costretta a coinvolgere nella catena, anche se tardivamente, i carissimi Mexjcan e Fedifrago. Il secondo perché così impara a darmi ragione quando dovrebbe adularmi, il primo - invece - perché non si può essere tanto fighetti da chiedermi in chat "Scusa, ma chi è Fabio Volo?". Così imparano entrambi! Eh, figlioli, cosa sarebbe la Vostra vita senza Merchesa?

martedì, 25 marzo 2008
Delle vacanze di Merchesa

Carissimi

eccomi di ritorno dalle mie ferie pasquali per il Vostro sommo gaudio. E per deliziarVi ulteriormente non mi resta che raccontarVi le mie ferie. Un po' come quando si mostrano le diapositive dei nostri viaggi agli amici. Non trovate sia egualmente divertente?


Comincerei con un rapido paragone tra il viaggio d'andata e quello di ritorno. Tre ore venerdì pomeriggio per raggiungere la Toscana dalla Franciacorta e sette di ritorno per raggiungere la Franciacorta dalla Toscana. Succede quando si viaggia con dei geni che decidono il rientro per il Lunedì di Pasquetta, giorno notoriamente dedicato agli ingorghi autostradali.

La permanenza in quei siti è stata piuttosto piacevole, se non fosse per il tempo  che ci ha regalato una Pasqua fuori dai soliti schemi metereologici.


Sabato sosta a Colle val d'Elsa. Graziosa cittadina da noi visitata velocemente. Sabato avevamo urgenze di tipo culinario da soddisfare. Allora, gambe sotto il tavolo e... ribollita, pappardelle al ragù di cinghiale, ravioli integrali al ripieno di capriolo e ribes, tagliata e rucola, semifreddo ai cantucci e vin santo, soufflè al cioccolato. Chianti, ovviamente.

Domenica a San Gimignano. Una giornata uggiosa come ne ho viste poche. Freddo, vento che sembrava Natale. Visita veloce della città, sguardo d'intesa tra i presenti e... gambe sotto il tavolo. Finocchiona, salame e prosciutto toscani, pane toscano, schiacciata al rosmarino, focaccia al pecorino e pomodoro fresco, dolce pasquale tipico del posto profumato all'anice. Chianti, ovviamente.

Lunedì è stata la volta di Volterra ( che meraviglia che fosse la terza località, altrimenti non avrei potuto scrivere "la volt-a di Volt-erra"). La mattina nevicava. Non ho mai patito tanto freddo come in questi posti. Visita veloce alla città, sguardo d'intesa tra i presenti e... gambe sotto il tavolo. Salumi misti di cinta senese, grigliata mista di cinta senese e agnello, fiorentina, bistecca di cinta senese con mele e castagne, cantucci e vin santo, torta imperiale al cioccolato. Chianti, ovviamente.

Chi ha detto che il senso preponderante del visitare luoghi sia la vista? Noi ci abbiamo dato dentro di gusto e olfatto stavolta. Non credo proprio che abbiamo fatto male. Quantomeno abbiamo una scusa per ritornare in quei posti, anche se ammetto che  non sono stata molto bene fisicamente, sentivo vibrazioni non mie. Pazienza...

A Pasqua, in tutto il mondo, Gesù è risorto.
A Pasqua, in Toscana, Gesù è "resort".

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lunedì, 31 dicembre 2007
Del virtuale

Carissimi

nella vita succedono cosa a volte che superano l'immaginazione e i racconti più strambi. Chi dice che la nostra storia non sia una comica? La mia autrice si è trovata in una situazione grottesca durante la cena del giorno di Santo Stefano. E' stata una cosa così singolare che non posso non parlarvene.


Location: taverna della mia autrice
Commensali: l'architetto, la moglie dell'architetto, l'accademico della cucina, la moglie dell'accademico, la mia autrice, suo marito, le due sorelle della mia autrice, i rispettivi mariti delle sorelle, i genitori della mia autrice.


L'architetto e la moglie sono cugini del padre della mia autrice. Sono un gruppo di parenti alquanto parvenue ma di tipo antico, di quelli che hanno imparato  a non esibire i soldi in prima battuta: solo in seconda. Per qualche misteriosa ragione non spiegabile al genere umano, questo ramo della parentela è assolutamente convinto che la mia autrice sia una capra ignorante, che non si intenda praticamente di nulla, che non legga, che si sia laureata per grazia ricevuta da Sant'Antonio (a Padova, ovviamente), e che trascorra il tempo libero tra il cucito e la cucina. Per onestà diremo che la mia autrice non ha fatto nulla perché questi parenti si convincessero  del contrario, anzi. Ha sempre ritenuto che l'essere considerata una capra ignorante la mettesse in una condizione di vantaggio rispetto a loro, un vantaggio a loro sconosciuto e non ha mai voluto sprecarlo. Inoltre ha sempre incoscientemente alimentato la fama di capra sostenendo di essersi laureata semplicemente perché si era sbocchianata tutta la commissione di laurea. Il dubbio che è rimasto ai parenti è se lo abbia fatto in ordine di età o alfabetico.

Ma torniamo alla cena di santo Stefano.
L'argomento è il cibo che viene offerto all'Albereta di Erbusco, ristorante del famoso Gualtiero Marchesi, posto dove tutti siamo andati a mangiare almeno una volta. Facile, dal momento che si trova in Franciacorta. Siamo tutti concordi nell'affermare che non si mangia bene in rapporto a quello che si paga. Il cibo è meno raffinato di quello che si racconta e le porzioni sono anoressiche.
A quel punto l'accademico della cucina descrive i piatti di Marchesi come i quadri di Carrà, dove conta la combinazione dei colori e viene meno l'interesse nei confronti del gusto. In effetti questa sembra una bella pastasciutta.
I discorsi si incrociano a tavola.
Più persone parlano contemporaneamente.
Il cognato della mia autrice chiama la sorella della mia autrice che non sente. La sorella non sente, la mia autrice sì. E infatti si volta leggermente verso la sorella e la chiama per nome: "Raffaella".
A quel punto la moglie dell'architetto insorge verso la mia autrice: "Parlavamo di Carrà il pittore, non della soubrette!"


Potete immaginare lo stupore della mia autrice. E' rimasta basita e ammutolita. Povera sciocca, soffe del complesso dell'escalier. Ci fossi stata io al suo posto avrei risposto così:

"Cara amica, conosciamo bene le opere di Carrà. Sappiamo che è un futurista e un cubista. Esattamente come la Carrà! Chi meglio di lei, infatti, ha portato sulle scene la rivoluzione con quell'ombelico esibito? Non era una manifesta guerra alla religione quella espressa così chiaramente nella rivoluzione dei costumi nazionali? E non era tipicamente marinettiana una delle canzoni più famose di Raffaella "Rumore"?  E il fatto che Raffaella abbia ballato sui cubi quando ancora non esisteva la lap dance non fa di lei un'antesignana del cubismo televisivo?"

Ma non c'ero io in quella taverna, c'era Francesca. E Francesca è rimasta in silenzio, allibita,  con la forchetta a mezz'aria.

BELIEVE ON SECOND LIFE, MY BABY, LET BELIEVE ON IT. BUT BE CAREFUL NOT TO DAMAGE YOURSELF!




lunedì, 26 novembre 2007
Lunedì 57 ottobre 2007

Della cucina di Merchesa


Carissimi

succede a volte che ci prendano degli incomprensibili dubbi. Ma se Prodi è assodato sia la mortadella, nel panino di Mimum che ci mette la Casa delle Libertà? Non lo sapevamo, non ci eravamo mai arrivati.
Poi succede che un giorno SB si lanci in una delle sue  solite sobrie dichiarazioni. "La CdL ormai era un ectoplasma". Ed ecco la rivelazione, l'epifania. L'ectoplasma è una specie di fantasma. Il fantasma più famoso è quello Formaggino. Il formaggino più famoso è il Mio, metafora del possesso della CdL da parte di SB.
Come vedete, miei cari, col Metodo Merchesiano tutto si spiega, tutto torna!


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giovedì, 08 novembre 2007

Giovedì 39 ottobre 2007

Delle inchieste di Merchesa

Carissimi

ho notato, con poco stupore in verità, il Vostro interessamento al sapore della vulva. Ma se la chiamo gnocca saprà di gnocchi? Mah... In verità una cosa è certa: la topa sa di pesciolino* o, in alternativa, di ostrica*. E visto che sono così volgare e di basso livello sareste anche tanto gentili da dirmi i titoli delle opere letterarie e gli autori delle citazioni che ho fatto segnalate dall'asterisco? Grazie.

Lancerei piuttosto una bella inchiesta. Di cosa sa lo sperma? A volte dolce, a volte salato, non è di facile interpretazione. A me ricorda solo il gesso. Ma se fosse un cibo?

Ecco allora la ricerca che vale per tutti. Se la "cosa" fosse un cibo, e anche il "coso" sentisse di cibo, quale scegliereste?

(Va da sé che sono altamente graditi i riferimenti letterari. Non è che posso trovarli tutti io, no?!)

martedì, 09 ottobre 2007
Delle risposte di Merchesa

Linda Lanzillotta, ministro per gli affari regionali- Siccome ho avuto due mariti, tutti e due milanesi, mi sono specializzata in risotti.

Merchesa- Siccome ho avuto otto mariti, tutti e otto maschi, mi sono specializzata in sashimi.
venerdì, 27 luglio 2007
Delle interviste surreali di Merchesa

Se mai, cari amici, avete pensato che leggere MErchesa porti fortuna ora ve ne daremo la conferma. Abbiamo in esclusiva un’intervista al pilota di Motomondiale Marco Melandri, che dopo aver parlato con noi è arrivato terzo a Laguna Seca e ha firmato il contratto con la Ducati.
E tutto questo nonostante Melandri si paragoni allo sfigatissimo Paperino. Non c’è niente da fare, la Vostra Merchesa è apotropaica. (Non sarà solo Paolo Bonolis ad avere l’esclusiva dell’uso di questo aggettivo, no?!)


1. Marco, hai la residenza in Gran Bretagna ovviamente NON per motivi fiscali. Hai imparato l’inglese? O pensi ancora che “no smoking” voglia dire “vietato indossare l’abito da sera”?

- No, un po’ di inglese l’ho imparato, però ancora faccio un po’ fatica.





2. Il tuo collega e rivale Valentino Rossi è protagonista di un fumetto di Milo Manara. In un’ intervista Rossi ha dichiarato che è un onore avere a che fare con Manara dal momento che molti ragazzi si sono fatti le seghe guardando i suoi fumetti. A riguardo di ciò, qual è il tuo rapporto con Nonna Papera?

- Con Nonna Papera non c’è male, però faccio un po’ fatica.... sono un po’ più Paperino io.





3. Casey Stoner è stato ingaggiato alla Ducati con un importo inferiore alla media solita tra voi piloti. Il fatto ha creato non pochi fastidi a voi colleghi, soprattutto a te dal momento che si parla di un tuo probabile ingaggio alla Ducati per l’anno prossimo. Ma forse il vero problema non è l’importo quanto la valuta. L’ingaggio inferiore di Casey è dovuto a un problema di conversione monetaria? La Ducati paga in ducati?

Beh, sicuramente vale meno il dollaro dell’Euro. La Ducati paga non lo so, bisogna chiederlo a Stoner come paga.





4. Quante volte sei stato costretto a  pagare da bere al tuo compagno di squadra “Sete” Gibernau? Se si fosse chiamato “Fame” avresti speso di più?

- (Ride) Sicuramente sì. Se poi era fame di lusso era  ancora peggio.





5. Il 15.07.07 a Italia Uno, durante un’intervista, hai parlato di malelingue che sostengono tu abbia problemi psicologici. Secondo te una malalingua è in grado di fare un cunnilinguo decente?

- Non so cosa sia un cunnilinguo. Ehehehehe, no, secondo me si incarta.





6. C’è chi ti considera un ottimo pilota ma contesta la tua preparazione tecnica. Vuoi dimostrare loro il contrario una volta per tutte? Vuoi spiegare a un’ignorante come me cos’è il PACCO LAMELLARE? Ti informo che fino a ieri ero convinta che si trattasse del pisello di Goldrake che sputa le lame rotanti durante l’eiaculazione.

- No, per me il pacco lamellare è l’organo genitale femminile.





7. La Suzuki ti ha mai chiamato? E se sì, come? Con la loro tipica esortazione giapponese: SU ZUKI?

- Non l’ho capita!





8. E’ nota la tua passione per la musica. Qualcuno sostiene che tu da grande voglia fare il DJ. Due parole su Nilla Pizzi.

- La stimo molto, vorrei lavorare con Lei, fare un duetto. Io la parte tecnica audio e Lei quella di animazione vocale.





9. Machu Picchu è una antica città Inca del Perù. Marco, chiamato Macio dagli amici, ci sei mai stato a Machu Picchu? Ma soprattutto, Macio: come sei messo a Picchu?

- Picchu sicuro, perché picchu è  inteso come piccolo. (E basta!)





10. Immagino sarai consapevole della omonimia con la ministra Giovanna,che attualmente  riveste l'incarico di Ministro per le Politiche giovanili e le attività sportive nel Governo di Romano Prodi. La Melandri fa parte di Emily, un’associazione per l’allargamento della partecipazione femminile alla politica. Hai presente le “quote rosa”? Quelle. Che ne pensi di un giornale in rosa, la Gazzetta, che scrive cose prevalentemente maschili? O credevi fosse il quotidiano dell’Arcigay?

- No è bello il rosa invece, perché all’uomo piace il rosa perché è femminile.





11. Sai che Daniele Luttazzi, il comico la cui ultima fatica editoriale si intitola Lepidezze Postribolari, a pagina 246 scrive che gli piacerebbe eiaculare in bocca alla Melandri? A te Luttazzi piace?

- Mmmmmmm, insomma, avrei piacere a non vederlo neanche eiaculare.





12. Luttazzi tra poco passerà alla TV7 dopo il diktat bulgaro. Io ho conosciuto il giornalista che ti sta intervistando il 07.07.07 ed era il settimo Paolo che conoscevo in rete. Secondo te, per il fatto che ti ha passato questa intervista, come lo devo ringraziare? 7 pompini?

- Potrebbe essere. Secondo me non disprezza.





13. A proposito di ingoio. Il tuo piatto preferito?

- Mmmmmm, tagliolini alle canocchie.





14. Ti piacciono gli gnocchi? E il fatto che io sia una gran gnocca ti aiuta nell’essere intervistato?

- Dove sono gli gnocchi? E’ buona almeno (Riferito a Merchesa)? Sì, mi piace l’insieme di gnocchi che fa la gnocca.





15. Per ringraziarti della cortesia con cui hai risposto a queste domande ti farò un dono. Da questo momento sei ufficialmente inscritto al Marchesa Fans Club con la tessera numero 33. Vuoi ossequiarmi come si deve? Qualcosa di molto sobrio, del tipo:

“Esimia Merchesa, sono onoratissimo di averVi conosciuta e ancor più che mi abbiate fatto l’onore di chiedermi, Voi splendore del web, un’intervista. Né a Rossi, né a Stoner, né a Capirossi ma a me che sarò per sempre Vostro umilissimo servitore. Vi prego altresì, Esimia, di accettare i  miei servigi accettandomi come Vostro scudiero motorizzato. Sarò sempre a capo della Vostra scorta motorizzata se Voi graziosamente me lo concederete.”.

- Amen. Ahahahahahah!






16. Vuoi salutare gli amici di Giornalettismo Militante che ti seguono da sempre? Magari con la bocca e non con la mano visto che si tratta di una registrazione vocale.

- Va bene. Ciao a tutti, grazie per l’intervista ma non ho capito un cazzo!






Cari amici, come avete ben potuto leggere e sentire cavalcare un simbolo fallico come la moto non sempre è segno di maturità sessuale. Anzi, forse proprio per questo il nostro amatissimo Marco ne sente il bisogno, in fondo ammette di averlo piccolo. Ma dal momento che ce l’ha piccolo non sarebbe meglio che il Nostro prendesse qualche informazione tecnica in più sul cunnilinguo? Gli gioverebbe assai, ma soprattutto appagherebbe le sue compagne di intimità che, a quanto pare, partono sfavorite. In ogni caso credo che questa intervista farebbe la gioia di Freud. Anche il riferimento ai tagliolini, lunghi e sottili e che richiamano “onomatopeicamente “ la castrazione, la dicono lunga sull’atteggiamento del Nostro nei confronti del sesso. Abbiamo però la certezza delle tendenze sessuali di Melandri. Il non gradire di vedere Luttazzi all’opera è già un ottimo segno. Insomma gli piace la gnocca. Chissà se Nonna Papera cucina anche gli gnocchi oltre alle sue famosissime torte… E chissà la ministra Giovanna Melandri che tipo di cuoca è. Gnocca è gnocca in effetti.
Alla luce di questa fondamentale intervista, abbiamo deciso di lanciare una CAMPAGNA PER LA PROMOZIONE DEL CUNNILINGUO. ADOTTA ANCHE TU UN CUNNILINGUO. SPIEGA A MELANDRI COS’E’! FARAI UNA DONNA FELICE.
Chiudiamo con un ringraziamento sentitissimo a Marco Melandri per la disponibilità, la simpatia, il sense of humor. E con un augurio: che se deve imparare a fare un cunnilinguo sia Giovanna Melandri a insegnarglielo e non Nilla Pizzi!
lunedì, 02 aprile 2007

Delle intercettazioni di Merchesa

Egregio Direttore di Repubblica dott. Ezio Mauro

 

Urge intervento. Sul Suo autorevole giornale sono state riportate due lettere di mogli, quella di Veronica Berlusconi e quella di Livia Aymonino Sircana. La prima Signora è moglie di un autorevole esponente della Destra, la seconda Signora è moglie di un esponente della Sinistra. E il Centro? Vogliamo davvero dimenticare l’importanza del Centro in questo paese? Non ho nulla da recriminare a mio marito, né sento il bisogno di difenderlo, ma vivaddio, sento il dovere morale di riportare l’equilibrio muliebre in questo Paese. Urge intervento.

La prima considerazione che voglio fare riguarda la dicotomia tra Destra e Sinistra che mai fu meglio rappresentata dalle lettere delle due donne. E’ assodato, ormai, che trattasi di concezione politologia superata. Norberto Bobbio ha fatto il suo tempo, ma ci può essere comunque utile. Il filosofo sosteneva infatti che “ il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi”. La Signora Veronica trova

Suo unico interesse personale e privato, nella pubblicazione di quella lettera, di richiesta di dignità. La Signora Sircana, invece, è ispirata dall’ideale che la fiducia sia alla base del matrimonio; la chiede per suo marito e per le vittime del pettegolezzo come lui. Le donne di Centro come me, al contrario, sanno benissimo che ideali e interessi possono stare insieme. Abbiamo l’ideale della famiglia, per esempio, e tutto l’interesse a tenerci buono il Vaticano. Ecco perché ideologicamente contrastiamo la DICO-tomia sopraccitata. Qui a Ceppaloni non c’è bisogno di dicotomizzarsi, siamo tutti comunque una grande famiglia. E siamo sempre in festa. Una per il nostro 25esimo anniversario di matrimonio, una per i 30 anni in politica di mio marito, una per la festa del Patrono a Ceppaloni. E io cucino, da brava casalinga. Peperoni ripieni soprattutto, ma ho preparato anche la torta per il matrimonio di mio figlio. Non so se le due Signore di cui prima possano dire di essere in grado di fare altrettanto. E’ notorio poi  che io mi sono sposata vergine, loro non so. Anzi, qualche anziano elettore di mio marito è convinto che io lo sia ancora. Di sicuro di miracoli ne ho fatti. Sono il Presidente del Consiglio Regionale della Campania o no? L’attività di cui vado più fiera, in qualità di Presidente, è stata l’organizzazione di una delegazione per il Colombus Day. E’ una festa TRANS nazionale, ma mio marito non vi ha partecipato. E se questa non è la dimostrazione che lui evita i trans davvero non so più cosa altro lo dimostri. Qualche mala lingua sostiene che io, per quella occasione,  abbia speso 300 mila Euro prelevati dai fondi europei inutilmente. Non ne sono convinta. L’occasione di mantenere i contatti tra i nostri emigranti e i loro figli, in una metropoli che presenta una numerosissima comunità italiana, era troppo importante per essere trascurata. E poi è sempre nell’interesse del paese questa promozione del Made in Italy.  Le mozzarelle della Central Station hanno lasciato di sicuro il segno sui palati americani.

Egregio Direttore, noi siamo gente semplice. Come sostiene mio marito abbiamo una cultura contadina. E nonostante questo possiamo vantare il 4,6% dei voti degli italiani. Vi pare poca cosa? Pensate se possedeste tale quota della Microsoft o della General Elettric o della Nestlé. Non la fareste pesare? Perché come diceva il compianto Cuccia “I voti non si contano, si pesano” e mio marito è perennemente in soprappeso, anche grazie alla mia strepitosa cucina. Ma a cucinare gli avversari è più bravo lui, lo ammetto. I nostri voti pesano sì, al punto che qualche nemico ci ha accusato di vivere in una baronia. Che maldicenza. E pensare che mio marito non approfitta nemmeno dello jus primae noctis. E’ uno fedele lui.

Patria, famiglia, amicizia, religione. Questi sono i valori che per noi contano. Cirino Pomicino ha detto una volta a mio marito “se mi succede qualcosa ti affido mia figlia”. Non è una straordinaria prova di amicizia? E’ non è un valore da tenere in grande considerazione quello? 

Clemente, un nome una certezza. Lui è un buono. Ma se gli girano… Che non lo provochino, che non  lo urtino o la conseguenza sarà nefasta per tutti: LIBERA CEPPALONI IN LIBERO  STATO!

Sandra Lonardo Mastella

 

Pubblicato su Giornalettismo Militante  01.04.07

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mercoledì, 18 ottobre 2006