giovedì, 31 luglio 2008
Una discutibile storia d'amore 11

Il parco della villa antica era accogliente come una grande madre. La Topa si rifugiava sempre lì quando era triste. Le piaceva camminare tra i viali ghiaiosi, con l’unica compagnia dello scricchiolio dei suoi passi. I pensieri si dilatavano, il respiro rallentava. Guardare tutto quel verde la rilassava, le liberava la testa.

 

Volpy aveva ragione, inutile negare l’evidenza. L’amica era stata forse un po’ brusca  nel dirglielo, ma la Topa aveva sempre preferito una robusta ancorché feroce verità alle moine delle accomodanti bugie. Il Pachiderma e Lei non erano fatti l’uno per l’altra. Troppo dissimili per natura, con interessi diversi, aspettative di vita ineguali. E quel tarlo che non faceva che girarle in testa: gli elefanti hanno paura dei topi. In verità Lei l’aveva capito molto tempo prima e aveva avuto persino l’infelice idea di farglielo notare. “Non ho paura di niente” aveva risposto il Pachiderma piccato, ma i fatti successivi avevano dimostrato il contrario. Per esempio nella circostanza in cui…

 

"Ehi ciao" disse il cucciolo chiamandola da lontano.

"Ciao Tigro" lo salutò lei con un sorriso "che ci fai qui?"

"Ti stavo cercando, Topa". Il cucciolo piegò la testa di lato ammiccando. Quel ragazzino era una vera birba ma la divertiva molto.

"Ah sì? E come mai tesoro?".

"Ho voglia che mi racconti una storia" pretese il furfantello.

"Sei sempre il solito bricconcello" rise la donna " Dai vieni qui che te la racconto". Lei prese in braccio il cucciolo e incominciò a raccontare.  "C'era una volta un grosso elefante, talmente grosso che occupava un intero palazzo. Un giorno decise di entrare in una cristalleria. Chi sono io per non potervi entrare? Chiedeva l'elefante agli amici... Non farlo, rispondevano questi. Non farlo, gli diceva la Pachimadre, ti farai del male amorucolo. Ma lui, testardo, decise che una cristalleria era proprio quello che faceva per lui. Così si recò in un centro commerciale, di quelli che si trovano sulle statali o vicino alle tangenziali. Entrò e si recò, con la sua immensa mole, nel negozio di Svarovski. Omioddiiiiiiiiiio, urlarono le commesse nel vederlo, fuori tutteeeeeeee, e così fecero. L'elefante mise il piede nella cristalleria e... spataspisch... patasbam... spucifff... sciafff... ogni suo movimento, anche il più piccolo provocava dei disastri immensi. Volavano i cristalli ovunque, piccoli animali, gioielli, soprammobili, tutto perdeva la forma originaria dopo il passaggio dell'animale. Alla fine fu un mucchio di vetro sul pavimento. Solo quello. Il Pachi lo guardò fiero ed esclamò, Sono un genio, nessuno è in grado di creare tanti arcobaleni come ho fatto io. Sono proprio bravo, il migliore. Certi uomini vedono il bello anche nella distruzione che lasciano".

"Bella, Lei, è una bella storia".

"Grazie amore" sorrise la Topa.

"E' una storia bella come te, che sei la più bella del  mondo" sospirò il cucciolo.

"Oh amore, sei dolce, ma davvero non sono la più bella io" rise la donna.

"Sì che lo sei. Io ti amo. E quando sono grande ti sposo. Accetti, vero? Vuoi la mia mano.. ehm...zampa?" chiese il tigrotto.

"Accetto sicurissimamente. Ma non pensi che io sia un po' vecchia per te?".

"Ci ho pensato, ma ho deciso che puoi fermarti e aspettarmi" sostenne con sicumera il cucciolo.

"Direi che è una proposta eccellente. Faremo così".

"Allora affare fatto" esclamò Tigro allungando la mano per sancire il patto.

"Affare fatto" rispose la Topa ricambiando la stretta.

(continua)

postato da: merchesadixit alle ore 18:55 | Permalink | commenti (2)
categoria:dellamore, dellamicizia, short stories
giovedì, 31 luglio 2008
158 AFORISMA MERCHESIANO

E' una grave incoerenza sostenere che i coglioni stanno a sinistra e poi nominare Maroni Ministro dell'Interno!
postato da: merchesadixit alle ore 15:17 | Permalink | commenti (8)
categoria:aforisma merchesiano
mercoledì, 30 luglio 2008
postato da: merchesadixit alle ore 14:43 | Permalink | commenti (7)
categoria:aforisma merchesiano
lunedì, 28 luglio 2008
Una discutibile storia d'amore 10

Il parco della villa antica era accogliente come una grande madre. La Topa si rifugiava sempre lì quando era triste. Le piaceva camminare tra i viali ghiaiosi, con l’unica compagnia dello scricchiolio dei suoi passi. I pensieri si dilatavano, il respiro rallentava. Guardare tutto quel verde la rilassava, le liberava la testa.

 

Volpy aveva ragione, inutile negare l’evidenza. L’amica era stata forse un po’ brusca  nel dirglielo, ma la Topa aveva sempre preferito una robusta ancorché feroce verità alle moine delle accomodanti bugie. Il Pachiderma e Lei non erano fatti l’uno per l’altra. Troppo dissimili per natura, con interessi diversi, aspettative di vita ineguali. E quel tarlo che non faceva che girarle in testa: gli elefanti hanno paura dei topi. In verità Lei l’aveva capito molto tempo prima e aveva avuto persino l’infelice idea di farglielo notare. “Non ho paura di niente” aveva risposto il Pachiderma piccato, ma i fatti successivi avevano dimostrato il contrario. Per esempio nella circostanza in cui…

 
Merchesa – Ehm… chiedo scusa mia cara se mi intrometto. Il racconto è delizioso e interessante, ma vorrei sapere quando arriva la fine. Mica per niente, mia cara, si dà il caso che questo blog sia il mio e qui si parli di altro, soprattutto satira politica, non storie d’amore.

 
Lei – Vogliate perdonarmi Esìmia se mi sono presa un po’ di spazio qui, è che mi sembrava davvero eccessivo aprire un blog apposta per il Pachi! E poi la Vostra autrice è stata così gentile da darmi una mano ad elaborare i miei pensieri… sapete, è che io se non capisco non cresco.

 
Merchesa – Amica mia, se volevate capire qualcosa era a me che dovevate rivolgerVi, non certo alla mia autrice. Per esempio, pensate di girare intorno ancora per molto alle questioni fondamentali?

 
Lei – Che sarebbero?

 
Merchesa – Innanzitutto il Vostro baricentro. La volete finire una volta per tutte di cercarlo fuori da Voi? Non lo troverete né nel Pachi né in nessun altro uomo. Siete l’unica misura di Voi stessa, mia cara, e le risposte sono dentro di Voi. Convincetevene una volta per tutte.

 
Lei – Lo so Esìmia, razionalmente ci arrivo. Ma poi, quando si tratta di gestire la mia energia mi perdo. Vedete, non ne sono mai stata capace. O eccedo in rigore o esplodo in passione. Non sono mai riuscita a trovare un equilibrio e mi ero convinta che il Pachi, con la sua capacità di governare le energie, sarebbe stato perfetto per me. Ma mi sbagliavo.

 
Merchesa – Governare le energie? Ma tesoro, nessuno può farlo per Voi. Forse il Pachi avrebbe potuto insegnarvelo, ma non farlo per Voi. Lì Vi siete persa, secondo me. Non cercate il contenitore fuori di Voi: siete energie e contenitore Voi stessa, piccola.

 
Lei – Adesso l’ho capito. E ormai è tardi.

 
Merchesa – Tardi per cosa? Per avere a che fare con un maleducato?

 
Lei – Esìmia, Vi prego, non parlate così di lui!

 
Merchesa – Ennò, mia cara, le cose vanno dette come sono. Vi ho sentita l’altro giorno parlare con Anatra. Tutte e due convinte che gli uomini che scompaiono senza spiegazioni siano autorizzati a farlo. Niente di più sbagliato. Gli uomini che scompaiono senza perché sono dei cafoni maleducati. E questo vale per tutti, Pachi compreso. Che è talmente innamorato di sé al punto da avere uno degli hobby più strani che mi sia mai capitato di incrociare. E questo per evitare i coinvolgimenti intensi, che potrebbero destabilizzare l’amore profondo che nutre per se stesso. Il Pachi, infatti, è un RDF, cioè un Ricercatore di Difetti Femminili. E’ straordinario in quello, di un rigore scientifico.  E’ un analista della pecca, uno scienziato dell’imperfezione, un vivisezionatore  della bellezza muliebre.  Troverà sempre difetti nelle donne, anche le più intelligenti, le più capaci, le più incantevoli del mondo.

 
Lei – Siete sicura di ciò che dite, Esìmia?

 
Merchesa – Certamente! Quindi il Pachi - inconsciamente - ha un dannato bisogno di vincere, tipico dei perdenti. E con Voi, forse, non ci stava riuscendo. O magari l’impresa si è dimostrata più ardua del previsto. Topa versus  elefante, non dimenticatelo. E poi c’è anche quell’altro discorso molto più personale e intimo: la Pachi-madre.

 
Lai – La Pachi- madre?

 
Merchesa – Ma ceeeeeeeeeeerto. Avete notato, mia cara, che madre è un anagramma di derma? Quindi, applicando il Metodo Merchesiano se ne deduce che…

 
Lamiaautrice – Ragazze, per favore, volete darci un taglio? E’ da stamattina che scrivo e non intravedo ancora una conclusione al post. E io non è che ho tutto questo tempo da dedicarvi. Domani sera ho 12 persone a cena e devo preparare il camper per le ferie che venerdì si parte.

 
Merchesa – Cocca bella, se ti concentrassi su quello che scrivi, invece di tenere due chat aperte contemporaneamente, forse faresti prima a concludere. E dico DUE CHAT, non due finestre. Quelle a volte diventano anche sette. E poi si lamenta che non finisce i post e dà la colpa a me e a Topa… tzé…

 
Lamiaautrice – Merchy, io ho tanti amici che amano chiacchierare con me, mentre non si può dire la stessa cosa di una certa nobildonna dalla lingua sempre troppo lunga.

 
Merchesa – Ohhhhhhhhhh, siamo velenosette oggi eh… Parli così perché ti secca che io sia diventata autonoma, che sia sfuggita al tuo controllo, che ti abbia surclassata!

 
Lamiaautrice – Ma senti questa! Ehi bambola, guarda che senza di me tu non sei un cazzo, non esisti!

 
Lei – Ragazze, per favore, smettetela di litigare. Chiedo scusa ad entrambe. A te Merchesa per aver abusato del tuo blog e a Lamiaautrice per averle rubato tanto tempo prezioso.

 
Merchesa – Oh cara, ma non ditelo nemmeno per scherzo. E’ stato un piacere averVi qui.

 
Lamiaautrice – Ma certo piccola, ne è valsa la pena scrivere per te. Anche se, in verità, non erano molti quelli che apprezzavano la tua storia. Piaceva solo a ClaireLawliet.

 
Merchesa – E allora?

 
Lamiaautrice – E allora cosa?

 
Merchesa – No dico, siamo Fogazzaro che se non abbiamo un quorum consistente di lettori non scriviamo?

 
Lamiaautrice – Non ho detto questo Merchy, ma converrai con me che scrivere per il piacere di un solo lettore è un po’ poco…

 
Merchesa – Non convengo affatto, e anzi ti invito a vergognarti di quanto hai appena detto! Scrivere è ciò che conta. Scrivere. Per il tuo piacere e per il piacere di chi ti legge. E non ha importanza se è uno solo o il milionesimo lettore. Se riesci a comunicare emozioni, questo conta. Se riesci a divertire, se riesci a far pensare anche una sola persona, il tempo passato sulla tastiera non sarà perduto. Anche una sola persona, un solo lettore è importante per chi scrive. Scrivi Lamiaautrice. O ti rimarrà solo il tempo per spadellare e approntare il camper.

 
Lamiaautrice – (Pausa)… (Lunga pausa)… (Lunghissima pausa)… (Sospirone)… E va bene, datemi le coordinate per il seguito della storia! Uff…

 
Lei – Allora, io sono nel parco che penso al Pachi e a un tratto da un cespuglio esce Tigro che mi salta in braccio e...

Merchesa – (Brava ragazza Lamiaautrice. Un po’ testarda ma non è male. Beh, in fondo ha creato me, no?!)

postato da: merchesadixit alle ore 18:04 | Permalink | commenti (6)
categoria:dellamore, short stories, dei calembour
venerdì, 25 luglio 2008
156 AFORISMA MERCHESIANO

Anche alla "Repubblica delle Banane" c'è di peggio. Una Macedonia balcanica, per esempio!
postato da: merchesadixit alle ore 18:21 | Permalink | commenti (10)
categoria:aforisma merchesiano
venerdì, 25 luglio 2008
Dei colloqui di Merchesa

On. Bossi - Esìmia, l'è ura de finìla con 'sto Inno de Mameli de merda. L'Inno el fà cagà e col  tricolore me freghi giò el cùl!*

* (Traduzione: Esìmia, sono dell'idea che sarebbe meglio cambiare il vetusto Inno di Mameli con un testo più moderno, più confacente alle attuali esigenze di comunicazione, che tenga conto dei nuovi sentimenti patriottici di matrice postmoderna).

Merchesa - Non sapete come condivida il Vostro pensiero, mio caro.

On. Bossi - "Schiava de Roma" te ghel dìghèt a che la stronsa de to mama, bròt terùn de merda. *

*(Traduzione: "Schiava di Roma" è un chiaro e condivisibile riferimento alla Vittoria che - ahimé - non tocca più le sensibilità moderne. Meglio cambiare miti.)

Merchesa - Oh mio caro, non posso che concordare con Voi. "Slave di Varese" in effetti suona molto meno cheap!
postato da: merchesadixit alle ore 18:16 | Permalink | commenti (6)
categoria:della politica, dei calembour, del costume, della società
venerdì, 25 luglio 2008
155bis AFORISMA MERCHESIANO

Non tutte le persone che guidano un Piaggio sono accusabili di piaggeria. A meno che di cognome non facciano "Vespa"!
postato da: merchesadixit alle ore 18:02 | Permalink | commenti
categoria:aforisma merchesiano
giovedì, 24 luglio 2008
Delle chat di Merchesa

ZZZ - Ciao... hai voglia di un po' di complicità?

Merchesa - State fondando una associazione a delinquere?

ZZZ - Intendevo dire se hai voglia di conoscere meglio un uomo simpatico e belloccio.

Merchesa - In che senso?

ZZZ - Nel senso se hai voglia di giocare un po' con me.

Merchesa - Non rinuncio mai a giocare. Nascondino? Bandiera? Scala quaranta?

ZZZ - Eheheh... in rete si gioca  a nascondino. (Pausa) C6?

Merchesa - Si capisce anche da lì che la cervicale è uno dei miei problemi?

ZZZ - Scusa, non ho capito...

Merchesa - C6, è una vertebra cervicale.

ZZZ - No dai, volevo chiederti se eri ancora on line.

Merchesa - Certo che sono on line, ma stiamo giocando a nascondino e tu mi fai parlare. Che accidenti di nascondino è se mi fai parlare? Scusa, questo è barare. Adesso lo dico all'arbitro.

ZZZ - Ahahaha, sei simpatica. Se vieni in MSN possiamo accendere la cam.


Merchesa - Per giocare a nascondino?

ZZZ - Certo.

Merchesa - Cioè, dovremmo spostarci su Messenger per aprire le cam e non farci vedere? CAZZO, MA HO CONOSCIUTO UN GENIO STASERA!

ZZZ - Sei ironica. Molto ironica. Ironicissima.

Merchesa - Ironicerrima!!!

Dopo qualche ora:


XXXX - Ti andrebbe di incontrarci? Potrei portare un bel paio di manette... sarà bellissimo abusare di te mentre fai finta di ribellarti.


Merchesa - Ma lo sai che mi hai aperto un mondo? E' da un po' che mi chiedevo chi mi ricordavi. Le manette mi hanno svelato l'arcano. UN CARABINIERE, di quelli delle barzellette. Sei scemo uguale!
postato da: merchesadixit alle ore 17:52 | Permalink | commenti (21)
categoria:del virtuale, dei calembour, della società, della vita di merchesa, del sesso
mercoledì, 23 luglio 2008
Dei voli di Merchesa

Carissimi

Il nostro beneamato Pri.stro ha trovato una soluzione per il caso Alitalia: una cordata. Esultiamo! O forse farei meglio a dire sursum corda?

Grandi rallegramenti da parte di molte delle parti in causa. Francamente non capisco il perché. Ho sempre pensato che agganciare degli aerei a una corda significhi trasformarli in aquiloni. Non è forse depauperante?

O forse no... sarebbe bello vedere un lancio di aquiloni...

Certo che quell'uomo è proprio capace di tutto. Anche "Cacciatore" di aquiloni, adesso. O sarebbe più coerente chiamarlo "bracconiere"?
postato da: merchesadixit alle ore 17:36 | Permalink | commenti (12)
categoria:della politica, dei calembour, della società
mercoledì, 23 luglio 2008
155 AFORISMA MERCHESIANO

Non tutte le persone che guidano un Piaggio sono accusabili di piaggeria.
postato da: merchesadixit alle ore 14:54 | Permalink | commenti (4)
categoria:aforisma merchesiano