lunedì, 31 dicembre 2007
Del virtuale

Carissimi

nella vita succedono cosa a volte che superano l'immaginazione e i racconti più strambi. Chi dice che la nostra storia non sia una comica? La mia autrice si è trovata in una situazione grottesca durante la cena del giorno di Santo Stefano. E' stata una cosa così singolare che non posso non parlarvene.


Location: taverna della mia autrice
Commensali: l'architetto, la moglie dell'architetto, l'accademico della cucina, la moglie dell'accademico, la mia autrice, suo marito, le due sorelle della mia autrice, i rispettivi mariti delle sorelle, i genitori della mia autrice.


L'architetto e la moglie sono cugini del padre della mia autrice. Sono un gruppo di parenti alquanto parvenue ma di tipo antico, di quelli che hanno imparato  a non esibire i soldi in prima battuta: solo in seconda. Per qualche misteriosa ragione non spiegabile al genere umano, questo ramo della parentela è assolutamente convinto che la mia autrice sia una capra ignorante, che non si intenda praticamente di nulla, che non legga, che si sia laureata per grazia ricevuta da Sant'Antonio (a Padova, ovviamente), e che trascorra il tempo libero tra il cucito e la cucina. Per onestà diremo che la mia autrice non ha fatto nulla perché questi parenti si convincessero  del contrario, anzi. Ha sempre ritenuto che l'essere considerata una capra ignorante la mettesse in una condizione di vantaggio rispetto a loro, un vantaggio a loro sconosciuto e non ha mai voluto sprecarlo. Inoltre ha sempre incoscientemente alimentato la fama di capra sostenendo di essersi laureata semplicemente perché si era sbocchianata tutta la commissione di laurea. Il dubbio che è rimasto ai parenti è se lo abbia fatto in ordine di età o alfabetico.

Ma torniamo alla cena di santo Stefano.
L'argomento è il cibo che viene offerto all'Albereta di Erbusco, ristorante del famoso Gualtiero Marchesi, posto dove tutti siamo andati a mangiare almeno una volta. Facile, dal momento che si trova in Franciacorta. Siamo tutti concordi nell'affermare che non si mangia bene in rapporto a quello che si paga. Il cibo è meno raffinato di quello che si racconta e le porzioni sono anoressiche.
A quel punto l'accademico della cucina descrive i piatti di Marchesi come i quadri di Carrà, dove conta la combinazione dei colori e viene meno l'interesse nei confronti del gusto. In effetti questa sembra una bella pastasciutta.
I discorsi si incrociano a tavola.
Più persone parlano contemporaneamente.
Il cognato della mia autrice chiama la sorella della mia autrice che non sente. La sorella non sente, la mia autrice sì. E infatti si volta leggermente verso la sorella e la chiama per nome: "Raffaella".
A quel punto la moglie dell'architetto insorge verso la mia autrice: "Parlavamo di Carrà il pittore, non della soubrette!"


Potete immaginare lo stupore della mia autrice. E' rimasta basita e ammutolita. Povera sciocca, soffe del complesso dell'escalier. Ci fossi stata io al suo posto avrei risposto così:

"Cara amica, conosciamo bene le opere di Carrà. Sappiamo che è un futurista e un cubista. Esattamente come la Carrà! Chi meglio di lei, infatti, ha portato sulle scene la rivoluzione con quell'ombelico esibito? Non era una manifesta guerra alla religione quella espressa così chiaramente nella rivoluzione dei costumi nazionali? E non era tipicamente marinettiana una delle canzoni più famose di Raffaella "Rumore"?  E il fatto che Raffaella abbia ballato sui cubi quando ancora non esisteva la lap dance non fa di lei un'antesignana del cubismo televisivo?"

Ma non c'ero io in quella taverna, c'era Francesca. E Francesca è rimasta in silenzio, allibita,  con la forchetta a mezz'aria.

BELIEVE ON SECOND LIFE, MY BABY, LET BELIEVE ON IT. BUT BE CAREFUL NOT TO DAMAGE YOURSELF!




sabato, 29 dicembre 2007
Della politica internazionale

Dalla politica usa e getta...

... alla politica USA e BHUTTO.
postato da: merchesadixit alle ore 14:08 | Permalink | commenti (7)
categoria:della religione, della politica, dei calembour, della società
lunedì, 24 dicembre 2007
Delle letterine di Natale di Merchesa

Carissimo Gesù Bambino

 

ho letto molte lettere in rete indirizzate al tuo comprimario Babbo Natale e invece a te pochissime. Mi chiedo come mai. Il vecchiazzo puzza oltremodo di pedofilia, ma dev’essere proprio per questo che è cosi trendy. In fondo parliamo di Chiesa Cattolica, no?! Caro Piccino, non dà fiducia un bambinello, ammettiamolo. Se uno deve sparare un desiderio alto cerca di puntare su qualcuno di più affidabile. Gli anziani, in questo caso il Babbo, danno molta più attendibilità di un bambinello. Che sia per questo che continuiamo a sentirci “bamboccioni”? Attaccati alle gonne materne e ai calzoni paterni? Madre Chiesa e Papà Natale? Chissà… sarebbe interessante l’opinione di qualche sociologo in merito.

Io, invece, ho scelto di rivolgermi a  te. Ho sempre provato tenerezza per i bambini e non solo da quando sono madre. Ho scelto te perché negli ultimi mesi non faccio che sognare di essere incinta. Non desidero un figlio, l’età non mi consente più di figliare, lo sai, e inoltre ho già  dato. Credo invece che il motivo della mia visione onirica sia un altro. Sogno continuamente di essere incinta di me come donna. So che è così e voglio che sia così. Sento che ho di fronte una nuova vita, una nuova me stessa. Sono incinta di me e questo può solo significare che sarò una donna nuova. E quello che sarò lo dovrò a me sola.

Quello trascorso è stato un anno importante. Ho perso alcune persone ma altre sono arrivate. Ho avuto un lutto, ma due donne a me vicine e care aspettano un bimbo. C’è alternanza tra la vita e la morte. Nel bene e nel male sto imparando ad accogliere tutto questo. Forse sto solo imparando a vivere senza troppi schemi precostituiti da altri. Mi lascio andare alla vita. Non è poco quello che ho imparato Gesù mio. Non trovi? Ho imparato anche a godere di me, della mia compagnia. Se sto così simpatica a molte persone possibile che non mi trovi io simpatica per prima? Così come racconto cazzate agli altri per farli stare meglio lo posso fare con me per prima. So farmi stare bene, so prendermi cura di me. Non solo. Il 2007 è stato molto importante perché ho imparato cos’è la dignità. Ho imparato a difendere la mia dignità. E’ importante essere dignitose prima di qualsiasi altra cosa. La dignità è l’espressione dell’amore di sé, contrariamente all’orgoglio che è il risultato del proprio narcisismo. Quanto l’una è positiva e di apertura verso gli altri tanto l’altro è di chiusura. Forse sono solo diventata adulta. Che ne dici? A 95 anni forse era anche ora!

Il mio primo sentimento per te, quindi, è di ringraziamento per il 2007 trascorso. E’ stato ricco e intenso, passionale e razionale allo stesso tempo, così come sono io. E’ stato un anno che mi è assomigliato molto. Non ti chiedo un 2008 migliore, se fosse come il 2007 sarebbe già tanto. Sono dell’idea che quando si scopra di essere fortunati l’importante sia ringraziare te o la buona sorte o chi per lei. Le inutili scaramanzie non mi appartengono e mi annoiano anche un po’.

Ti chiederò, invece, qualcosa per gli altri.

Caro Gesù, vorrei se possibile che ci fosse meno gente che prende sul serio il web. Alcune persone, ahimé, credono che la second life sia più vera del vero. Mi spiace di dover scomodare Hegel ma se "Ciò che è razionale è reale, ciò che è reale è razionale" non è detto che dal momento che il virtuale è razionale sia anche reale. O quantomeno più reale della vita di tutti i giorni. Gesù mio qui è una tragedia. C’è gente che crede che ciò che vive in rete sia più concreto del mangiare, dormire, pisciare, ridere, fare all’amore. C’è chi è convinto che questo sia il posto delle relazioni più vere perché sono le anime che entrano in contatto, comunicando. E se sono le anime le vere protagoniste tutto il resto non conta. Io invece, da quella vecchia pragmatica che sono, resto dell’idea che le persone siano una diade di anima e corpo e che l’una non possa prescindere dall’altro.  “Sappi che un tempo verrà che dall’Anima lungi tu andrai, e oltre il velame segreto del Nulla per sempre tu andrai” dice in una delle sue Quartine Omar Khayyam, poeta e matematico vissuto tra l’undicesimo e il dodicesimo secolo. Omar ricorda che ci si separa dall’anima e non dal corpo non a caso. Per lui un’anima puramente astratta e spirituale, priva di ogni gioia corporea, sa di vacuità e di illusione. La vera persona, per Kayyham, è il Corpo-Anima. Ecco, anche io sono convinta di questo, che non si possa prescindere dal corpo e che soprattutto il corpo mentisca meno dell’anima. E tu sai se in rete si mente… ah se si mente... Se ti danno della puttana e della cattiva madre non vale la pena di dannarsi tanto. Basta leggersi dentro. Se la tua coscienza ti dà il via libera allora sei tranquilla. Ma lo puoi essere solo se il senso della tua dignità è alto. E allora vedi che tutto torna e il cerchio si chiude, Bambinello mio?

Un’altra richiesta, se mi è lecita, sempre in tema di virtuale. Vorrei, se possibile, conoscere meno lupi. “Ciao, come ti chiami?... Ecc…ecc….” fino a che arriva la fatidica dichiarazione: “Io mi sento un lupo”. Ma possibile che non esistano altri animali in rete? Altre similitudini? Altri “sentire”? Tutti lupi? Io vorrei capire, Bambinello mio, come mai tutte queste resistenze nei confronti degli ornitorinchi. E dei mufloni della Cappadocia? Che vi hanno fatto di male i mufloni della Cappadocia che nessuno li “sente”? Eppure sono animali molto simpatici. Macchè, niente da fare, non si riesce a lanciarli. E nemmeno le donne sono immuni da critiche. Possibile che esistano solo farfalle in rete? C’è un giro di serpi che il rettilario di Salzburg è vuoto a confronto, ma qui si sentono tutte farfalle. Io invece sono solo una vecchia topa, è risaputo. Ma se lo dici si scandalizzano, non è elegante. E poi è un chiaro simbolo sessuale. La farfalla invece no eh… Io capisco che dietro ci sia un chiaro e lecitissimo desiderio di volare, ma una beccaccia? E un’upupa? Che vi ha fatto l’upupa? In fondo anche l'upupa possiede una sua intrinseca eleganza. Ognuno sceglie gli animali che crede, ovvio, ma a me pare che la rete difetti di volpi e aquile, mentre abbondi di somari e  capre, tacchini e galline. Ma si sa, io ho una visione bucolica del web.

Piccolo mio, come concludere? Un desiderio mi sa che lo devo esprimere proprio. E allora te ne dirò due. Il primo è che riesca a organizzare meglio il mio tempo. Non dico di tornare ai bei tempi i cui leggevo 4 libri a settimana, ma ora ne leggo uno ogni due settimane e non va bene. Non ho più tempo per studiare. E se studio non ho tempo per scrivere. Gesù mio fammi la grazia di conciliare.

Il secondo desiderio, invece, è molto più carnale ma anche molto più semplice. Il 2008 sarà bisestile. Trecentosessantasei giorni per 24 ore fanno in tutto 8784 ore, cioè 527.040 minuti. Spero che in questo 2008 qualche anima buona trovi 5 minuti e 4 secondi, tra i cinquecentoventisettemila a disposizione, per prendermi tra le braccia e farmi ballare questa.

 

BUON NATALE

 

Vostra Merchesa


(PS Ma se dico a Gesù Bambino che è BEN-VENUTO, sono blasfema?)

lunedì, 24 dicembre 2007
Dei regali di Merchesa

Carissimi

pochi doni ma con intenzioni serie quest'anno. Alle mie amiche ho regalato questo, con la seguente dedica:

Perché per SOLIDARIETA' FEMMINILE non si pensi più che le donne necessitano di qualcosa di SOLIDO tra le gambe!

Vostra Merchesa
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venerdì, 21 dicembre 2007
Degli appuntamenti merchesiani

Carissimi

domani dalle 13 alle 14 l'appuntamento settimanale con la Vostra Merchesa. Potrete sentire la mia meravigliosa voce qui!





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categoria:della vita di merchesa, della radio
venerdì, 21 dicembre 2007
81 AFORISMA MERCHESIANO

La colpa del buco dell'ozono è di Marco Polo.

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giovedì, 20 dicembre 2007
80 AFORISMA MERCHESIANO

I cantieri non sono luoghi dove si canta. Questo non toglie che a volte ne escano note stonate. Dolorosamente.
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categoria:aforisma merchesiano
giovedì, 20 dicembre 2007
Dei successi italiani

Carissimi

avrete certo letto della grande soddisfazione italiana per il voto favorevole alla moratoria contro la pena di morte presso l'ONU (dire che una cosa è presso l'ONU mi dà un orgasmo mentale incredibile. Sarà politicamente e grammaticalmente sbagliato ma che mi frega? Ho sposato Cassese? O Tullio De Mauro?).

Sappiamo per certo che non tutti i politici italiani hanno approvato soprattutto quelli di destra. Raccontano di un infastidito Calderoli che girava per il Senato dicendo:

"Ma che moratoria e moratoria. Fosse stata almeno bionda-toria l'avrei anche capito, ma mora proprio no. Che io ai mori, ai musulmani proprio non ci voto niente di favorevole. Tè capìt?"
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mercoledì, 19 dicembre 2007
mercoledì, 19 dicembre 2007
79 bis AFORISMA MERCHESIANO

La telepatia non è la malattia che si contrae guardando troppa televisione. Quella è il "tele-comando".*

*No che non è uguale all'Aforisma precedente. Avete rotto le storie per anni con la questione centrosinistra senza trattino e centro-sinistra con trattino. Adesso cuccatevi le conseguenze concettuali!
postato da: merchesadixit alle ore 16:14 | Permalink | commenti (3)
categoria:aforisma merchesiano