Carissimi
nella vita succedono cosa a volte che superano l'immaginazione e i racconti più strambi. Chi dice che la nostra storia non sia una comica? La mia autrice si è trovata in una situazione grottesca durante la cena del giorno di Santo Stefano. E' stata una cosa così singolare che non posso non parlarvene.
Location: taverna della mia autrice
Commensali: l'architetto, la moglie dell'architetto, l'accademico della cucina, la moglie dell'accademico, la mia autrice, suo marito, le due sorelle della mia autrice, i rispettivi mariti delle sorelle, i genitori della mia autrice.
L'architetto e la moglie sono cugini del padre della mia autrice. Sono un gruppo di parenti alquanto parvenue ma di tipo antico, di quelli che hanno imparato a non esibire i soldi in prima battuta: solo in seconda. Per qualche misteriosa ragione non spiegabile al genere umano, questo ramo della parentela è assolutamente convinto che la mia autrice sia una capra ignorante, che non si intenda praticamente di nulla, che non legga, che si sia laureata per grazia ricevuta da Sant'Antonio (a Padova, ovviamente), e che trascorra il tempo libero tra il cucito e la cucina. Per onestà diremo che la mia autrice non ha fatto nulla perché questi parenti si convincessero del contrario, anzi. Ha sempre ritenuto che l'essere considerata una capra ignorante la mettesse in una condizione di vantaggio rispetto a loro, un vantaggio a loro sconosciuto e non ha mai voluto sprecarlo. Inoltre ha sempre incoscientemente alimentato la fama di capra sostenendo di essersi laureata semplicemente perché si era sbocchianata tutta la commissione di laurea. Il dubbio che è rimasto ai parenti è se lo abbia fatto in ordine di età o alfabetico.
Ma torniamo alla cena di santo Stefano.
L'argomento è il cibo che viene offerto all'Albereta di Erbusco, ristorante del famoso Gualtiero Marchesi, posto dove tutti siamo andati a mangiare almeno una volta. Facile, dal momento che si trova in Franciacorta. Siamo tutti concordi nell'affermare che non si mangia bene in rapporto a quello che si paga. Il cibo è meno raffinato di quello che si racconta e le porzioni sono anoressiche.
A quel punto l'accademico della cucina descrive i piatti di Marchesi come i quadri di Carrà, dove conta la combinazione dei colori e viene meno l'interesse nei confronti del gusto. In effetti questa sembra una bella pastasciutta.
I discorsi si incrociano a tavola.
Più persone parlano contemporaneamente.
Il cognato della mia autrice chiama la sorella della mia autrice che non sente. La sorella non sente, la mia autrice sì. E infatti si volta leggermente verso la sorella e la chiama per nome: "Raffaella".
A quel punto la moglie dell'architetto insorge verso la mia autrice: "Parlavamo di Carrà il pittore, non della soubrette!"
Potete immaginare lo stupore della mia autrice. E' rimasta basita e ammutolita. Povera sciocca, soffe del complesso dell'escalier. Ci fossi stata io al suo posto avrei risposto così:
"Cara amica, conosciamo bene le opere di Carrà. Sappiamo che è un futurista e un cubista. Esattamente come la Carrà! Chi meglio di lei, infatti, ha portato sulle scene la rivoluzione con quell'ombelico esibito? Non era una manifesta guerra alla religione quella espressa così chiaramente nella rivoluzione dei costumi nazionali? E non era tipicamente marinettiana una delle canzoni più famose di Raffaella "Rumore"? E il fatto che Raffaella abbia ballato sui cubi quando ancora non esisteva la lap dance non fa di lei un'antesignana del cubismo televisivo?"
Ma non c'ero io in quella taverna, c'era Francesca. E Francesca è rimasta in silenzio, allibita, con la forchetta a mezz'aria.
BELIEVE ON SECOND LIFE, MY BABY, LET BELIEVE ON IT. BUT BE CAREFUL NOT TO DAMAGE YOURSELF!
categoria:del virtuale, dei calembour, del costume, della cucina, della cultura, la franciacorta, del galateo, della società , della vita di merchesa

