Della violenza alle donne
Carissimi
I dati riguardanti la violenza sulle donne sono inquietanti. Dall'inizio dell'anno ben 62 donne sono state ammazzate dal marito o dal compagno. Ora, amici miei, è nota a tutti la mia passione smodata per il numero 69, ma questo è l'unico caso in cui mi auguro che tale cifra non venga raggiunta entro la fine del 2007. 62 ci avanzano!
Certo se si trattasse di maschi ammazzati ci sarebbero già fior di interrogazioni parlamentari, si parlerebbe di calamità, della tragedia della società, del crollo dei valori. Ratzinger probabilmente si sarebbe già strappato le vesti griffate, Ruini avrebbe già consigliato come scrivere una legge ad hoc, con quali commi e postille. Invece trattasi "solo" di donne.
Molte di loro se la cercano, diciamocelo. Tenessero la bocca chiusa e aprissero le gambe quando glielo si comanda il mondo viaggerebbe con più ordine. In fondo sono loro l'origine del Caos. Tra l'altro il Metodo Merchesiano dimostra quanto la violenza sia inevitabilmente connessa alla "donna". Vediamo come.
VIOLENZA, termine di sicuro impatto emotivo e di cui tutti conosciamo il significato, altri non è che l'unione di due nomi femminili: VIOLA e ENZA. Quindi che pretendono ste' sceme?
L'ISTAT ha fornito dei dati interessanti. Il 36% delle stuprate è composto da laureate. Poi via via le diplomate, le medie e solo il 12% di donne con la licenza elementare. Ne deduciamo che lo studio fa malissimo ed è pro-stupro.
Delle stuprate il 35% è formato da dirigenti contro il 21% di operaie. E' evidente che anche l'emancipazione porta sfiga. Tra le cause di morte nel 55% dei casi trattasi di strangolamento. Essere soffocate è molto trendy. Va molto anche l'accoltellamento ma sporca di più.
I dati ISTAT sono interessanti, ma qualcuno dovrebbe spiegare ai signori maschietti che quando parliamo di quote rosa intendiamo un altro tipo di percentuale!
L'onorevole Barbara Pollastrini, ministro per le pari opportunità, si è sentita chiamata in causa. Ha lanciato così una ferma e interessante proposta al Governo. Mutare il nome di EVA-SIONE fiscale nel più adatto e meno maschilista ADAMO-SIONE fiscale.
Anche gli uomini della destra si è lanciata a difesa delle donne in modo massiccio e convinto. Qualcuno però dovrebbe spiegare loro che tingersi i capelli, fare il lifting e portare i tacchi alti non è sufficiente per dirsi solidali e partecipi!
Nella sfilata di sabato 24 novembre ha fatto notizia la contestazione di alcune fanatiche contro le ministre del Governo presenti all'evento. Non siamo d'accordo con queste donne. Gli atteggiamenti fascistoidi non fanno loro onore e non aiutano la crescita del movimento. La Prestigiacomo può essere fighetta e antipatica ma ha lottato all'interno del suo stesso Governo e per le donne. Non è così che si lotta, non è dividendosi. La solidarietà femminile è un concetto ancora lontano da raggiungere e forse ancora più importante della parità sessuale. Non miriamo alla rivalità per il possesso del potere o della poltrona, l'emancipazione non è questo. E' piuttosto una convivenza civile tra persone. E quella, purtroppo, ancora manca.
Dicono che la contestazione di sabato fosse dovuta al pacchetto giustizia. E cosa pretendevano da delle femministe? Che approvassero un pacco? Casomai avrebbero dovuto proporre una VAGINO-SICUREZZA!
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