L'Italia è un Paese in continua evoluzione, sempre pronto ad imparare dalle proprie esperienze. Dal processo cognitivo al processo Cogne-tivo.
(Ispirato da e dedicato a FF2)
Anno Zero, 8 maggio.
Stasera si parla della peggio gioventù. Mi avvicino alla TV, che non guardo quasi mai, attirata dagli accenti indigeni degli intervistati. Sono giovani che aspirano al successo televisivo, che sognano di partecipare al Grande Fratello o a un reality. “Uno su mille ce la fa” ripete più volte il conduttore ricordando la canzone di Morandi. Ce la fa ma a fare che? Ad avere successo? E cos'è oggi il successo? Forse è la notorietà o la visibilità ovunque e comunque. Fabrizio Corona, per fare un nome, portato ad esempio da molti ragazzi intervistati. Dicono sia un coglione, un farabutto, un esaltato, ma molti vorrebbero assomigliargli e intanto mostrano la foto che li ritrae con lui sul proprio cellulare. La televisione come viatico per una vita da vincente. E tutti i presenti al programma a dire che no, non è così, che la vita vera è un'altra cosa. E questo proprio nel giorno in cui Mara Carfagna (valletta, soubrette e non so che altro) è nominata Ministro per le Pari Opportunità. Non è forse la prova provata che la TV è il mezzo per raggiungere qualsiasi risultato? Che poi un tale Ministero sia messo nelle mani di una soubrette la dice lunga su come la Destra intenda le Pari Opportunità. Se una donna come la Carfagna sceglie di fare la soubrette è perché ha una idea di se stessa che nella “valletta” prende forma e significato. Personalmente ritengo che chi sceglie volontariamente per sé dei ruoli da subalterna non sia in grado, essa per prima, di difendere le “Pari Opportunità”. C'è sempre il rischio che vengano confuse con le “opportunità delle PERE”, intese come tette. E una soubrette sa bene quante ne possono dare, volendo. O sono solo qualunquista e benpensante?
E' la volta di ragazzi e ragazze in fila ai provini per partecipare al Grande Fratello. Intervistate, diverse figliole hanno detto apertamente che “l'avrebbero data” in cambio di un posto certo all'interno della “casa”. Non viene a nessuna il dubbio che si tratti di prostituzione e nemmeno tanto soft. E' uno scambio e basta, un baratto, una moderna gestione del proprio corpo, l'offerta della propria forza lavoro. Soltanto che qui non è vista nel lavoro delle mani o della mente ma della “figa”. Cosa cambia in fondo? E' una parte del corpo come un'altra. Testa, mani, figa, tutto serve, tutto è acquistabile nell'economia di mercato. D'altra parte da sempre ci sentiamo ripetere che siamo sedute sul nostro tesoro, che abbiamo una miniera d'oro in mezzo alle gambe. Sono assolutamente d'accordo con chi sostiene questa tesi. Infatti tendo a tenere il mio tesoro “sotto chiave”, che è però l'esatto contrario del “farsi chiavare”.
Altri ragazzi, altre realtà. Ad Anno Zero adesso intervistano degli adolescenti, dai 15 ai 17 anni. Sono in un giardino pubblico, le voci contraffatte ma dall'innegabile accento bresciano. Potrebbero essere tutti miei figli. Vengono inquadrate mani curate e agili che rollano canne. Le accendono e se le passano davanti alla telecamera. Ne fumano dalle 6 alle 8 al giorno e quando esagerano tirano di coca per riprendersi dall'effetto negartivo delle canne. Raccontano della scuola, degli amici, della casa dove abitano e dove non sostano quasi mai. Raccontano di genitori impotenti e fiduciosi, che non sospettano, nonvedono, non si accorgono. La telecamera stacca su donna Assunta Almirante che trancia giudizi. “Ma questi sono dei pazzi, sono da manicomio. Questi non sono normali, sono da manicomio” ripete più e più volte, spalleggiata anche dal conduttore che confessa apertamente la sua passione per lei. Forse Santoro si risente in odore di purga, di nuovo. Dovendo scegliere vorrà almeno evitare l'olio di ricino! “Sono da manicomio...” non fa che ripetere l'anziana Signora, non aggiungendo nessun concetto sesnato a questa qualunquistica tiritera. A meno che non si tratti di un messaggio subliminale nei confronti degli operatori sanitari. Vuoi vedere che Basaglia era un comunista?
La conclusione di questo tipo di trasmissione è sempre la stessa. Non esiste più il valore della famiglia. Come le mezze stagioni, ma almeno tutte e 4 resistono sulla pizza. Per la famiglia , invece, rimane solo il “formato”, una comoda confezione, il packaging apposito per i supermercati. Null'altro sembra. Eppure dei ragazzi intervistati nemmeno uno ha detto di essere figlio di separati, sui quali di solito ci si scaglia per sancire la distruzione della famiglia dei comunisti che hanno votato a favore del divorzio. Hanno tutti una famiglia regolare, padre, madre e qualche fratello, con buona pace di Ratzinger. E allora? Come si spiega tutto ciò?
Io credo che quelle descritte non siano famiglie, ma convivenze istituzionalizzate. La famiglia è un'altra cosa. E' l'insieme di persone da cui ti senti amato, nutrito, accolto. In ques'ottica la famiglia potrebbe essere composta da chiunque e di qualsiasi sesso. C'è chi sente gli amici come unica famiglia, il gruppo. Per alcuni sono i nonni, per altri qualche parente. In alcuni casi possono essere famiglia anche i vicini di casa. Quindi ne deduco che non è il concetto di famiglia ad essere cambiato, casomai è la sua composizione, i suoi membri. Forse anche Ratzinger dovrebbe arrendersi a questa evidenza, a questo “relativismo sociale”, altrimenti mi deve spiegare com'è che le comunità religiose si considerano una famiglia. Eppure sono composte da persone dello stesso sesso e non hanno figli. Accidenti come ci hanno fregato. Non PACS nè DICO dovevamo chiamarli, ma MONASTERI!